Le frontiere del futuro passano dal nostro coraggio
«Siamo sul bordo di una Nuova Frontiera, la frontiera delle speranze incompiute e dei sogni. Al di là di questa frontiera ci sono le zone inesplorate della scienza e dello spazio, problemi irrisolti di pace e di guerra, peggioramento dell’ignoranza e dei pregiudizi, nessuna risposta alle domande di povertà ed eccedenze. Io ritengo che i tempi richiedano invenzione, innovazione, fantasia e decisione».
Fa impressione considerare che questa frase, di chiarissima, stringente e pure inquietante attualità, è stata pronunciata il 15 luglio 1960. Scegliamo il celeberrimo discorso tenuto da John Fitzgerald Kennedy 66 anni fa a Los Angeles, nel momento in cui accettava la nomination del Partito Democratico, per ragionare del concetto di “frontiera” e soprattutto delle nuove Frontiere che abbiamo dinanzi a noi e anzi per certi versi incombono su di noi e dentro ai nostri pensieri ingarbugliati.
Il termine “Nuova frontiera” nella retorica kennedyana va contestualizzato, poiché faceva riferimento alla frontiera americana in continuo divenire/avanzare durante la corsa all’Ovest lanciata a metà’800. Ed è interessante osservare da subito come “frontiera” sia in qualche modo concetto antitetico all’apparente consanguineo “confine”: perché il confine indica un termine, una linea di divisione sia pur condivisa; per converso, in frontiera è immediatamente rinvenibile la parola “fronte”, che implica una direzione e uno sguardo avanti, proiettato all’orizzonte. Difatti nella corsa all’Ovest americana la frontiera avanzava assieme ai cavalli e ai carri e agli armenti. La frontiera contiene l’ipotesi di una esplorazione.
Prendo a prestito del discorso di Kennedy ancora una breve frase: “Non è una frontiera che assicuri promesse, ma soltanto sfide, ricca di sconosciute occasioni, ma anche di pericoli, di incompiute speranze e di minacce». Non la sentiamo vestita sui nostri giorni, calata su di noi e sulle nostre inquietudini? Chi scriveva quelle righe 66 anni fa........
