Napoli e le zone interne: l’integrazione è possibile
A metà di una estate torrida, la provocazione giusta di Francesco Marone, dalle pagine del CorMez, ha regalato un metaforico refrigerio con l’arioso dibattito che ha determinato.La prima reazione costruttiva è stata dell’ex assessore regionale all’Urbanistica. Bruno Discepolo, ha presentato il rendiconto della propria attività gestoria, non per autocelebrarsi, ma per segnalare ai più che la base normativa e regolamentare nuova è già una realtà in regione (“legge urbanistica e regolamento attuativo, legge per la promozione della rigenerazione urbana, carte tecniche ed archivi cartografici, rilevazioni satellitari del suolo, una legge sull’architettura,un Piano Paesaggistico pronto per l’adozione congiunta con il Ministero della cultura, un Piano di Ricostruzione per Ischia, che potrebbe utilmente costituire un riferimento per i Campi Flegrei, nuove regole per disciplinare l’edilizia residenziale pubblica e sociale, nuovi paradigmi dell’urbanistica italiana, come il contrasto al consumo di suolo naturale e produttivo e le premialità per il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente”).Quel che serve, dunque, intuibilmente, è la volontà politica, secondo elemento suggerito da Marone e rafforzato dal Prof. Oberdan Forlenza. Il Presidente di Sezione del Consiglio di Stato suggerisce, infatti, che la speranza è mettere in campo “cultura e competenza politica …capacità e volontà … visioni........
