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“Darei il mio miglior quartetto per un buon rasoio!”

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02.03.2026

Joseph Haydn è considerato il padre della sinfonia e del quartetto d’archi: nel corso della sua lunga carriera ne perfezionò lo stile e i codici formali, fino a plasmare il modello prediletto da Mozart e ripreso poi dal giovane Beethoven. Il compositore seppe distinguersi grazie all’indole originale e alla capacità prodigiosa di maturazione, come attesta lo sviluppo del suo repertorio. Il trasferimento dalla corte di Eszterháza alla Londra cosmopolita di fine Settecento, seguito dal ritorno in patria alla vigilia del nuovo secolo, gli permise di cogliere e restituire lo spirito del classicismo viennese, contribuendo a definire uno dei periodi più fecondi nella storia della musica.

È impossibile riassumere in un solo articolo la profonda influenza che la produzione haydniana ha esercitato sui musicisti venuti dopo di lui. In cinquant’anni di attività, dalle prime sinfonie (1755) all’addio con la sfolgorante Harmoniemesse in si bemolle maggiore (1803), Haydn ha scritto ben 104 sinfonie e 83 quartetti d’archi, oltre a produrre una mole sterminata di musica sacra, lavori vocali, concerti solistici, trii e sonate per pianoforte. Per questo motivo, oggi ci concentreremo su un lavoro forse meno noto, ma comunque capace di riservare delle sorprese: il quartetto Op. 55 n. 2 in fa minore, soprannominato “Il Rasoio”.

Haydn compose la singolare opera alla fine degli anni Ottanta, in una fase nella quale il genere quartettistico, ormai emancipatosi dall’impostazione galante di metà Settecento, divenne per lui un laboratorio dove poter dare libero sfogo alla sua creatività. I tre lavori dell’Op. 55 e la raccolta gemella dell’Op. 54 sono associati a Johann Tost, un violinista che lavorò per anni con l’orchestra della famiglia Esterházy e fece da intermediario........

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