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Verso la Giornata della Memoria, se il rito del “mai più” si schianta contro il 7 ottobre

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20.01.2026

Manca una settimana alla Giornata della Memoria, e il Riformista vuole discuterne nella maniera giusta, aprendo un dibattito nella nostra comunità e oltre. Partiamo dai fatti, che non si possono e non si devono mettere in discussione. Il 27 gennaio è una data incisa nella nostra pelle civile. Quando i cancelli di Auschwitz furono abbattuti, il mondo vide l’abisso. E noi italiani possiamo dire, finanche con orgoglio, che siamo stati i primi a istituire la ricorrenza di quell’orrore con una legge del 2000, ben cinque anni prima che arrivasse il riconoscimento dell’ONU con la risoluzione 60/7. In Parlamento si discusse a lungo se scegliere il 16 ottobre – data del rastrellamento del Ghetto di Roma, che ci avrebbe costretto a guardare in faccia le responsabilità dirette del fascismo italiano – o il 27 gennaio. Vinse la scelta di Auschwitz, che significò dare alla memoria un respiro universale ed europeo, permettendo un voto quasi unanime e trasversale, spostando in qualche modo il baricentro del “Male” fuori dai nostri confini immediati.

Detto questo, vado al punto di un oggi molto controverso, senza girarci intorno. C’è chi discute dell’utilità di mantenere la centralità simbolica e concreta di questa ricorrenza. Per me sarebbe sbagliato........

© Il Riformista