A piedi nudi nel bosco e mille metri dentro la montagna
Alois Steger si toglie gli scarponi dove il sentiero si inerpica fra gli alberi e attende che io faccia lo stesso. Sotto i larici il terreno è soffice e cede al mio peso. La pianta del piede sente le radici della foresta, il muschio è ancora umido dalla notte.
Alois conosce le leggende della Valle Aurina come le sue tasche perché le disegna e le racconta. È un artista e poeta, tra gli alberi e di fronte alla cascata, dice che certe storie si capiscono meglio senza suole che ci separano dalla terra. Cammina narrando di santi citati dagli archivi parrocchiali e di creature che si animano nelle lunghe notti d’inverno davanti al focolare. «Respirare è la prima cosa che facciamo e l’ultima che impariamo», dice. Mentre il piede nudo obbliga a rallentare, il respiro si allunga e le storie iniziano a materializzarsi. Una roccia concava è la tana dei folletti, una cappellina è la casa montana del santo protettore. E via così.
Arriviamo al Platterhof. La casa è poggiata su un prato a monte di San Giovanni. Erika e Hans Hofer gestiscono il focolare coi suoi quattrocentocinquanta anni di fumo. In estate,........
