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Orban, Navalny e gli strani incroci della politica

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16.03.2026

Il 16 giugno 1989, a Budapest, l’Ungheria celebrava i funerali postumi di Nagy Imre (i magiari come gli asiatici e gli alpini dicono prima il cognome e poi il nome) e altri quattro martiri della rivoluzione del 1956. Prese la parola un giovane magro, riccio, con una giacca scura sulla camicia bianca. Chiese il ritiro delle truppe sovietiche. Il suo nome era Orbán Viktor; di famiglia calvinista, era il leader di un partito liberale e anticomunista, Fidesz (acronimo di Alleanza dei giovani democratici). George Soros gli finanziò una borsa di studio a Oxford. L’Occidente lo amava e gli dava ragione su tutto. Trentacinque anni dopo, Orbán è........

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