Cuba, il socialismo chiede aiuto al mercato
Dopo decenni di monopolio statale, l’Avana apre ai privati farmacie, distributori, porti, rifiuti, energie rinnovabili e importazione di veicoli. Non è una conversione ideologica, ma la confessione di un fallimento.
Il socialismo cubano non ha cambiato idea. Ha semplicemente finito le risorse degli altri. Dopo oltre sessant’anni di pianificazione, divieti, nazionalizzazioni e controllo politico dell’economia, il governo dell’Avana è costretto ad aprire ai privati settori che fino a ieri considerava troppo importanti per essere lasciati all’iniziativa individuale.
La svolta non è soltanto una notizia giornalistica. È scritta negli atti ufficiali del regime. La Gaceta Oficial de la República de Cuba n. 62 del 28 luglio 2026, ha pubblicato il Decreto n. 160 del Consiglio dei ministri, dedicato alle attività non autorizzate o sottoposte a condizioni per le imprese private, le piccole e medie imprese, le cooperative non agricole e i lavoratori autonomi. Il principio introdotto è significativo: le attività non inserite nell’elenco dei divieti o delle limitazioni devono considerarsi consentite, pur restando soggette alle licenze e alle autorizzazioni previste dalla legislazione. Il nuovo provvedimento sostituisce il Decreto n. 107 del 2024 e abbandona il precedente elenco uniforme, differenziando le regole secondo il tipo di operatore economico.
Secondo il quotidiano francese Le Figaro, le nuove disposizioni aprono agli operatori non statali la gestione di stazioni di servizio, farmacie, infrastrutture portuali, rifiuti, energie rinnovabili e importazione di veicoli. La notizia trova un autorevole riscontro anche nell’agenzia di stampa internazionale Associated Press, che ha riferito dell’eliminazione di 46 dei 125 precedenti divieti e l’assoggettamento di altre 35 attività a condizioni........
