“Accordo”? Il regime e i suoi proxy festeggiano
Come l’amministrazione Trump è di certo consapevole, il regime iraniano non offre garanzie sufficienti di affidabilità nel rispetto degli accordi sottoscritti. Più volte nel corso degli anni, il regime iraniano ha firmato o ha assunto impegni verbali sul programma nucleare, sulla de-escalation regionale o su promesse di natura economica, per poi perseguire in segreto la propria agenda. Che si tratti dell’arricchimento dell’uranio condotto clandestinamente, del sostegno a proxy terroristici o della promozione dei propri obiettivi ideologici, il regime ha spesso dimostrato di considerare gli accordi come strumenti tattici piuttosto che come vincoli da rispettare. Il suo modus operandi, fatto di inganni e di mancato rispetto degli impegni, è ormai leggendario. Il regime, i suoi proxy e i gruppi terroristici stanno festeggiando, euforici per aver sconfitto i tentativi del “Grande satana” di imporre compromessi.
Il Memorandum d’intesa (Mou), firmato il 17 giugno dal presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e da quello iraniano Masoud Pezeshkian prevede una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco; la revoca del blocco statunitense; la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione; la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane con il mantenimento delle scorte di uranio arricchito da parte di Teheran, nonché uno stanziamento di 300 miliardi di dollari destinati alla ricostruzione e agli investimenti nel Paese (indipendentemente dalla provenienza dei fondi) rinviando a successivi negoziati la definizione di tutte le altre questioni ancora aperte. Il Mou include anche il Libano, un Paese sovrano che formalmente non ha alcun legame diretto con l’Iran. Più che un accordo definitivo, il documento appare come un'intesa per avviare ulteriori negoziati. Non sorprende quindi che il regime iraniano abbia accolto la dichiarazione d’intenti con favore. Teheran mantiene il proprio uranio arricchito, guadagna........
