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Troppo vino in cantina: i rimedi suggeriti dai vignaioli

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20.01.2026

Migliaia le bottiglie di vino, anche di ingente valore, stoccate nelle cantine delle aziende, un po’ in tutta Italia.

Crescono infatti le giacenze di bianchi, rossi e spumanti, un fenomeno da cui non è indenne nemmeno il Nord Est, territorio tra i più vocati alla viticoltura.

Secondo le elaborazioni dei dati del Ministero dell’Agricoltura (Masaf) al 30 novembre 2025 erano 53,4 i milioni di ettolitri imbottigliati e fermi nei magazzini, con un aumento dell’8,6% rispetto alla stessa data del 2024. Un quantitativo dunque superiore a quello di un’intera vendemmia, che in annate normali vale tra i 45 e i 48 milioni di ettolitri.

A questi numeri imponenti bisogna poi aggiungere altri 9,7 milioni di ettolitri di mosti e 9,5 milioni di ettolitri di vino in fermentazione.

Per quanto riguarda le varietà più comuni a Nord Est, c’è da registrare la buona tenuta del Prosecco Doc (5,03 milioni di ettolitri e 2,8% di giacenze) e dell’Amarone della Valpolicella (442.384 ettolitri, 1,7%), mentre sono molto più ingenti le scorte di Pinot grigio Doc delle Venezie (1,64 milioni di ettolitri, 20,5%), dell’Igp Veneto (1,47 milioni di ettolitri, 13,5%) e del Soave (350.980 ettolitri, 24,1%).

 

 

Situazione simile in giro per l’Italia, tra Piemonte e Sicilia.

Il Chianti classico, celebre rosso toscano, denuncia 750.251 ettolitri fermi nei depositi ( 12,3%), il Franciacorta, spumante dell’area bresciana, 733.752 ettolitri ( 16,8%), il Barolo, nobile rosso delle Langhe, 548.460 ettolitri ( 6,1%), il Brunello di Montalcino, altro campione toscano, 445.513 ettolitri ( 10,4%), il Nobile di Montepulciano 220.014 ettolitri ( 2,58%), il Barbaresco 165.378 ettolitri ( 9,78%), l’Etna rosso 140.292 ettolitri ( 17,5%) e il Bolgheri 121.671 ettolitri ( 11,2%).

Andamento dunque da monitorare con attenzione, anche se non è detto che debba per forza essere sinonimo di crisi.

Ma è comunque la fotografia di un settore che ha sulle spalle una produzione abbondante da piazzare su un mercato italiano ed estero che non assorbe più come in passato e che, a detta di tanti studi di settore e di esperti, continuerà a registrare una flessione più o meno importante dei consumi.

Flessione generalizzata, che riguarda non solo gli italiani e le loro ridotte capacità di spesa, ma anche Paesi dove i redditi sono decisamente più elevati.

Essenzialmente incide il minore appeal che il vino ha sulle giovani generazioni, oltre alle tendenze salutiste che prendono sempre più piede. Un mix che colpisce il settore sulle quantità, perché comunque un bicchiere di vino di qualità non manca mai sulle tavole dei ristoranti o nelle occasioni di convivialità.

Quello delle giacenze è un tema che le imprese devono affrontare, prima che le ricadute economiche negative pesino sul futuro. 

Ripensare in modo radicale la comunicazione. Per venire incontro ai gusti dei giovani. «Ormai fino ai 30 anni non c’è approccio al mondo del vino - ammette con rammarico Stefano Trinco, enologo e imprenditore che gestisce in prima persona la storica azienda Vigneti Pittaro di Codroipo, nelle Grave del Friuli - . E se perdiamo un’intera generazione, è evidente che le giacenze sono destinate ad aumentare. Certo il fenomeno non colpisce tutti: chi fa bianchi, spumanti o qualità eccellente, come in collina, risente di meno. Ma non dimentichiamoci........

© Il Mattino di Padova