La Comunità Scientifica e i suoi nemici
La Comunità Scientifica non è un’organizzazione politica né un luogo fisico, ma un insieme globale di pensatori (scienziati, ricercatori, tecnici e accademici, non di certo esperti che lanciano proclami nelle reti sociali). Questi, ciascuno studioso della propria specialità, dibattono su temi specifici. Vista così sembrerebbe un forum, virtuale o meno, dove tutti discutono, ma non è anarchica in quanto ciò che li guida, cosa che dobbiamo a Galileo Galilei, vale allo stesso modo per tutti, ed è il metodo scientifico.
Il metodo scientifico parte da un approccio empirico e si articola su osservazione dei fenomeni, formulazione di un’ipotesi e verifica sperimentale.
Questa verifica, tra l’altro, viene sottomessa a revisioni paritarie e solo se queste continue sperimentazioni, fatte da diverse squadre di ricercatori, ne confermano i risultati, viene pubblicata su riviste specializzate. Ci vogliono anni di studio, ci vogliono scienziati d’ogni dove (e meno male che esiste la globalizzazione) e, soprattutto, non devono entrare in gioco gli interessi dei privati o dei governi.
Insomma, la Comunità Scientifica ha una missione: far progredire la conoscenza.
Non sempre la Comunità Scientifica è unita e, ahimè, spesso, questa divisione, viene colta da qualche cittadino sprovveduto e sbandierata in rete senza opportuna conoscenza o, peggio, da qualche governo scriteriato che ne fa uso per promuovere politiche di comodo.
Insomma, la missione della C. S. può passare in secondo piano quando le ambizioni personali, l’egoismo, il narcisismo, il qualunquismo o il più becero capitalismo (e questo è assai pericoloso), guidano le nostre scelte.
Ma andiamo per parti.
Innanzi tutto si parla di Comunità, parola meravigliosa, parola che viene dal latino – cum (con) e munus (dono/dovere/debito), che significa condividere un dovere o un dono con gli altri. Condividere, cioè rendere comune qualcosa, e in questo caso sono gli studi e la conoscenza.
Certo, se la ricerca dovesse diventare appannaggio dei privati, cesserebbe di essere democratica e si piegherebbe al profitto. Privato, infatti, è il contrario di pubblico e, nella sua accezione moderna, è tutto ciò che appartiene al singolo. Ora, immaginate la ricerca scientifica in mano a un privato, assoggettatela alle sue volontà e… tremate! Poi guardiamo cosa succede con certi miliardari d’oltre........
