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Esho funi di Fabrizio Zanotti, tra cieli che bruciano e aria in lattina: «Noi e l’ambiente siamo inseparabili»

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IVREA. Parla di ambiente e di individuo, di rivoluzione umana e sociale, di aria in lattina e di cieli che bruciano, l’ultimo album di Fabrizio Zanotti. Racconta quello che è due ma in realtà non lo è, Esho funi, come il principio del buddhismo che dice che siamo inseparabili da ciò che circonda. Viene dritto da trent’anni di pratica, conosciuta per caso durante il servizio civile in Sardegna, in una capanna di artisti dove risuonava il mantra “Nam myoho renge kyo”. Viene da una gestazione lunga: il primo singolo, Oxy bar è del 2020, la raccolta di racconti che accompagna il disco è stata scritta durante l’emergenza Covid. Sarà presentato giovedì 22 ottobre alle 18.30 all’Enoteca Vino e dintorni, in via Arduino 67 a Ivrea.

In un momento in cui la musica si contrae, tu hai scelto di ampliare con una raccolta di racconti la forma album. Perché?

«Il lockdown mi ha portato a cominciare a scrivere qualcosa che già galleggiava dentro di me. Forse attraverso le canzoni ci sono riuscito solo parzialmente, per cui sono nati questi racconti che non a caso hanno gli stessi titoli dei brani e anche gli stessi personaggi, a cui ho voluto dare una seconda vita. Le canzoni non permettono di spaziare più di tanto dal punto di vista della scrittura. In certi casi è stata la canzone a portarmi verso il racconto e in altri invece dal racconto poi sfoci verso la canzone. Quindi anche da quel........

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