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Ucraina e Iran: un pantano solidificato

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27.04.2026

La guerra tra Stati Uniti-Israele contro l’Iran, sembrava essere per Vladimir Putin quella via tanto cercata sia per uscire da un pantano ormai solidificato, la guerra con l’Ucraina, sia per distogliere l’attenzione internazionale da una situazione che ancora non definisce gli orizzonti, ma soprattutto per riaprire scambi commerciali, in particolare di idrocarburi, con nazioni che hanno sanzioni in atto contro Mosca. Ma se poco dopo l’attacco statunitense ed israeliano all’Iran, fine febbraio, sembrava che la questione del brancolante isolamento internazionale della Russia, soprattutto da parte occidentale, potesse chiaramente sgretolarsi, ad oggi tale scenario è ancora più offuscato nonostante il “filtraggio” di Hormuz e i relativi effetti sul mercato petrolifero globale. Tanto è che l’esercito russo continua a martellare in profondità l’Ucraina, e Kiev assesta colpi spettacolari alle infrastrutture energetiche moscovite, come il bombardamento con droni, avvenuto la settimana scorsa, di un terminal petrolifero nel porto russo di Tuapse sul Mar Nero. Gli incendi causati da tale raid hanno colpito quattro serbatoi di idrocarburi, provocando una imponente colonna di fumo e la caduta di pioggia acida e nera, originando così un triplice inquinamento, ovvero suolo, aria e mare. Così a metà settimana un comunicato del quartier generale della regione meridionale di Krasnodar ha affermato che i derivati chimici dell’incendio, mescolati con la pioggia, avevano prodotto elevate concentrazioni atmosferiche di xilene, benzene e........

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