Russia: economia di guerra ed economia di morte
Osservando la “dottrina” economica russa resta difficilmente percepibile la differenza tra la sua economia civile e l’economia di guerra. In generale, anche se non in tempi di belligeranza, l’economia di guerra dettata dal Cremlino è sempre stata sovrastrutturale a quella civile; ma da quattro anni, ovvero dall’attacco all’Ucraina, l’economia generale russa ha accentuato la tendenza ha manifestarsi quasi esclusivamente come una economia funzionale alla guerra. Così le grandi progettualità legate alle opere pubbliche e ispirate dalla condizione di belligeranza, sono fattori di crescita e che rafforzano gli oligopoli nazionali. Infatti sono in atto e programmati grandiosi progetti che generano flussi di capitale all’interno dell’economia russa, favorendo nuova “domanda” e aprendo a settori particolarmente redditizi. Tanto è che queste dinamiche economiche non sono solo circoscritte alla produzione e quindi al mercato delle armi, ma si espandono alla tecnologia, a infrastrutture e attrezzature di partenza a vocazione militare. Inoltre, si nota questa crescita economica su base bellica nelle regioni russe che hanno ricevuto “fondi di guerra”, ovvero una serie di indennità. Da quelle funebri, ai bonus e stipendi, destinati ai beneficiari, tra questi i familiari delle vittime di guerra e soldati, che usufruiscono degli eccezionali vantaggi e profitti scaturiti dallo status di nazione in conflitto. Su questa traccia di “benessere economico da guerra”, la semplice economia “urbana”,favorisce........
