Mali: Tuareg e jihadisti, attacco al potere
Che i Paesi africani non riescano a trovare uno stabile equilibrio politico è cosa nota, salvo rare eccezioni e i casi di presidenze decennali o le similari autocrazie ereditarie. Tanto è che dalla prima decolonizzazione che ha interessato il Continente africano dopo gli anni Cinquanta del secolo scorso, si sono celebrati oltre 200 colpi di Stato. Ma se i golpe in Africa, vista la frequenza e la consuetudine, possiamo definirli uno strutturale sistema di avvicendamento politico, meno “fisiologici” sono quelli dove gli attori sono Stati esteri. In questi casi le tonalità neocolonialiste hanno caratterizzato governi, in particolare nell’area del Sahel, dove Paesi come il Burkina Faso, Ciad, Niger e Mali, tanto per citarne alcuni, hanno immaginato che le neo strategie occidentali potessero rendere stabili le giunte golpiste, quelle ritenute non frutto di processi “venduti” come democratici. Ma la realtà è che si sono concretizzate, sulla popolazione di questi Stati, carenze che stanno facendo rimpiangere le modalità operative dei tradizionali colpi di Stato. Così dopo il Burkina Faso, tutt’oggi in parte assediato da movimenti jihadisti, ora i governanti golpisti al potere in Mali rischiano nuovamente di perdere il controllo di una parte del suo territorio, se non di tutto.
Il contendere è quella che possiamo definire “la questione Kidal”; questa città ubicata a nord est del Mali, è da anni palcoscenico di conflitti e tensioni. Così in questi ultimi tempi è tornata ad essere il fulcro di una lotta per il potere tra l’etnia tuareg, e l’esercito maliano. Un conflitto........
