«Donare, un gesto semplice e gratuito che può dare speranza a una persona»
«Donare, un gesto semplice e gratuito che può dare speranza a una persona»
LA STORIA. Michela Pollace, iscritta all’Admo, ha donato il midollo e «scritto un messaggio d’augurio al ricevente».
«Non è ricco colui che possiede molto, ma colui che dona molto», scriveva Erich Fromm. Michela Pollace, 27 anni, volontaria Admo di Gazzaniga, ha saputo dare a queste parole una forma concreta, compiendo un gesto semplice ma di grande valore: ha donato il midollo osseo a un ricevente sconosciuto.
Michela dona il midollo osseo a uno sconosciuto
Nessuna scelta nasce per caso, e anche questa si radica profondamente nella sua storia, fin dalla sua infanzia. È maturata in silenzio, senza troppa pubblicità, ma con una ricaduta importantissima, portando luce e speranza nella vita di una persona gravemente malata, senza conoscere il volto di chi avrebbe ricevuto quel dono e senza attendersi nulla in cambio.
Michela vive a Gazzaniga, ha una laurea in Economia e lavora nel settore dell’energia. Nella sua storia si è intessuta una trama più profonda: la sensibilità al volontariato che ha respirato in famiglia ha attecchito in lei come un seme nella terra «buona».
«Mia mamma Stefania - racconta - è volontaria Admo, quindi ha sempre svolto tante attività per aiutare l’associazione, dai banchetti informativi dove si può sottoporsi a un primo, semplice test di tipizzazione per iscriversi al registro nazionale dei donatori, fino alla raccolta fondi. Per me è sempre stato naturale accompagnarla e aiutarla, quando mi era possibile. Quindi ho conosciuto Admo fin da quando ero piccolina».
Il ricordo di Nico e l’incontro con Admo
Il suo percorso è iniziato quindi pian piano, fin dagli anni della scuola primaria, assaporando la bellezza di mettersi a servizio del prossimo come azione condivisa con i suoi familiari, comprendendone il valore e maturando allo stesso tempo una responsabilità e un impegno nei confronti di una comunità più grande.
Poi è arrivata la scuola media: «Un mio compagno di classe, Nico - continua Michela -, si è ammalato di leucemia. Noi non capivamo di preciso cosa gli stesse succedendo, e neppure quale fosse la natura di questa malattia che ci spaventava. Cercavamo di stargli vicino e aiutarlo come potevamo. Purtroppo, nonostante le cure, non ce l’ha fatta, ma il suo ricordo è rimasto con noi, e ci ha spinto a guardare la realtà in modo diverso. Abbiamo capito che diventare donatori di midollo osseo può davvero cambiare in modo sostanziale il destino di una persona e di tutti coloro che gli vogliono bene».
Da allora Michela ha........
