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Sinodo, il Papa: no al disprezzo verso gli indigeni, che tristezza le battute sulle piume in testa

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07.10.2019

CITTÀ DEL VATICANO. Umiltà, coraggio, parresìa. E basta con le battute sprezzanti nei confronti degli indigeni che provocano solo «tristezza». Papa Francesco apre i lavori del Sinodo sulla Regione Panamazzonica che si svolgerà in Vaticano fino al 27 ottobre e mette in riga tutti i 184 partecipanti: vescovi, religiosi, missionari, laici e anche i media ai quali chiede di garantire una comunicazione corretta.

Il Pontefice si dirige in processione verso l’Aula nuova del Sinodo partendo dalla Basilica vaticana. Ad accompagnarlo ci sono i Padri sinodali e gruppi di indigeni provenienti dai nove paesi della “cuenca” amazzonica che, dietro al crocifisso, fanno sfilare pagaie e canoe di legno, simboli di questa fondamentale porzione di mondo, piagata da inquinamento ed estrattivismo selvaggio, sulla quale si confronteranno per tre settimane i vescovi dei cinque continenti. Nell’aria risuonano, intanto, canti tribali e il suono di strumenti tipici.

Un patrimonio di culture e tradizioni alle quali Francesco, nel suo discorso in spagnolo interamente a braccio, chiede di accostarsi «in punta di piedi» che, tradotto, significa portando rispetto alle popolazioni indigene e mettendo da parte pregiudizi occidentali e sarcasmo spiccio. A tal proposito Bergoglio, riferendosi alla messa di apertura del Sinodo in San Pietro di ieri mattina, confida ai Padri: «Ieri mi ha fatto tristezza ascoltare un commento, un po’ scherzoso, su un signore che ha portato l’offerta e aveva le piume in testa. Ma che differenza c’è tra avere piume in testa e il tricorno del nostro Dicastero?». «Corriamo il rischio - avverte il Papa - di proporre misure semplicemente pragmatiche quando, al contrario, ci viene richieste capacità di ammirazione dei popoli».

Dobbiamo invece «avvicinarci ai popoli dell’Amazzonia sulla punta dei piedi, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile del buon vivere, nel senso etimologico della parola non nel senso sociale come facciamo spesso.........

© Il Secolo XIX