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Quando il trauma resta dentro: come l’EMDR aiuta a desensibilizzare le ferite invisibili

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27.05.2026

Quando il trauma resta dentro: come l’EMDR aiuta a desensibilizzare le ferite invisibili

Quando il trauma resta dentro: come l’EMDR aiuta a desensibilizzare le ferite invisibili

Isabel Fernandez, esperta di psicotraumatologia, spiega cos’è questa tecnica, quando è indicata e come può cambiarne il peso emotivo di traumi estremi o eventi che hanno lasciato tracce profonde

L'EMDR aiuta a desensibilizzare le ferite invisibili

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Ci sono ferite che non si vedono, ma restano. Spesso sepolte e poi capaci di rifarsi vive improvvisamente, in un momento ordinario, quotidiano. Altre, invece, sono come un rumore di fondo, con cui si patteggia una convivenza più o meno funzionale. E poi ci sono quelle che bruciano.

Un incidente, una violenza, una perdita improvvisa, una malattia, una separazione o un’esperienza vissuta come minacciosa possono lasciare tracce nel corpo, nelle emozioni, nel sonno, nelle relazioni e nel modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo.

Negli ultimi anni l’EMDR, acronimo di ‘Eye Movement Desensitization and Reprocessing’, è diventato uno degli approcci psicoterapeutici più citati quando si parla di trauma. L’Organizzazione mondiale della sanità lo include fra gli interventi raccomandati per il disturbo da stress post-traumatico in adulti, bambini e adolescenti.

A spiegare che cos’è, quando può essere utile e perché va sempre inserito in un percorso psicoterapeutico serio e qualificato è Isabel Fernandez, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione EMDR Italia e tra le principali esperte italiane di psicotraumatologia.

Dottoressa Fernandez, partiamo dalle basi: che cos’è l’EMDR?

"L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico utilizzato per il trattamento delle conseguenze di esperienze traumatiche o molto stressanti. È un approccio psicoterapeutico integrativo e standardizzato, scientificamente supportato da numerosi studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in molte pubblicazioni.

Quali sono le principali evidenze scientifiche sull’efficacia dell’EMDR?

"Le evidenze più solide riguardano il trattamento del disturbo da stress post-traumatico e dei sintomi post-traumatici; la ricerca ne ha studiato l’applicazione anche in presenza di altre condizioni cliniche, come depressione, ansia, fobie, lutto acuto, sintomi somatici e dipendenze, soprattutto quando collegate a esperienze traumatiche o stressanti”.

Cosa dice la letteratura scientifica in merito, a partire dall’OMS?

"L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo indica tra gli interventi raccomandati per adulti, bambini e adolescenti con PTSD. Anche linee guida internazionali come quelle dell’APA, del NICE e dell’ISTSS riconoscono l’EMDR come trattamento efficace per i sintomi post-traumatici”.

Quando parliamo di trauma psicologico, a che cosa ci riferiamo esattamente? Perché spesso questa parola viene utilizzata in maniera impropria, sia per gli adulti che per i bambini.

"La parola trauma viene dal greco e significa “ferita”. Quando parliamo di trauma psicologico, parliamo quindi di una ferita del sé, qualcosa che colpisce la persona in profondità e modifica il modo in cui percepisce se stessa, gli altri, il mondo, le proprie certezze e convinzioni.

È vero che oggi la parola trauma viene usata molto, a volte anche in modo generico. Dal punto di vista diagnostico, nei manuali clinici il trauma è legato a eventi estremi: incidenti, aggressioni, catastrofi naturali, guerre, abusi, situazioni in cui la persona sente minacciata la propria vita o la propria integrità fisica”.

I  traumi non sono tutti uguali…

“In questi casi possiamo parlare di trauma con la “T” maiuscola, cioè di eventi che possono portare a un disturbo da stress post-traumatico. Ma esistono anche traumi con la “t” minuscola: esperienze meno eclatanti dal punto di vista esterno, ma molto dolorose per chi........

© il Resto del Carlino