Appalti, la mossa di Bruxelles: un regolamento unico manda in soffitta il codice italiano
Filtrata la bozza del nuovo «Public Procurement Act»: 3 procedure al posto di 6, trattativa generalizzata, preferenza europea e perfino il sorteggio tra le imprese. Il project financing resta senza rete. Ma 18 governi frenano, e la partita vera comincia adesso
C’è un documento che da qualche giorno circola tra gli addetti ai lavori, sulla stampa specializzata e negli uffici gare di mezza Europa e che a Bruxelles avrebbero preferito tenere nel cassetto ancora un po’. È la bozza del regolamento europeo sugli appalti pubblici e le concessioni, filtrata in via informale il 10 luglio: 144 articoli destinati, se il progetto andrà in porto, a riscrivere le regole di un mercato che vale circa il 15% del prodotto interno lordo dell’Unione. Va detto subito, per onestà: è un testo provvisorio, pieno di rinvii sbagliati e di caselle vuote, che la Commissione non ha ancora adottato. Ma la direzione di marcia è scritta nero su bianco, e merita di essere raccontata.
La novità più profonda non sta in un singolo articolo: sta nella forma. Le 3 direttive del 2014, quelle che ogni Stato membro ha recepito a modo proprio, verrebbero abrogate e sostituite da un regolamento, cioè da un atto che si applica direttamente, senza passare dai parlamenti nazionali. Per l’Italia le conseguenze sarebbero enormi. Il codice dei contratti pubblici del 2023 — il terzo in 20 anni, appena ritoccato dal correttivo — sopra le soglie europee perderebbe la propria ragion d’essere: non si recepisce un regolamento, non lo si può riprodurre né «migliorare». Al legislatore nazionale resterebbero gli appalti minori, il responsabile unico di progetto, la progettazione, l’esecuzione e il contenzioso. Il codice che voleva contenere tutto diventerebbe il complemento nazionale di un diritto scritto a Bruxelles.
Nel merito, la bozza contiene cose buone e cose che faranno discutere. Tra le........
