Perché oggi la Shoah ci riguarda ancora più di ieri
In questi giorni ci siamo chiesti se ha ancora senso, oggi, ricordare la deportazione e la distruzione degli ebrei d’Europa avvenute durante la Seconda guerra mondiale. Con preoccupazione e angoscia si assiste infatti alla crescita dei conflitti, ma soprattutto vediamo la normalizzazione dell’uso della forza, l’abitudine alle armi, gli abusi in nome della sicurezza e della «remigrazione», le discriminazioni verso gli «altri», stranieri quindi «nemici» secondo il sillogismo di Primo Levi. Esperienze di ingiustizia e discriminazione sembrano allontanarci da una memoria fondativa della nostra convivenza civile. Eppure, è proprio ora che la memoria della Shoah torna a illuminare la storia e indicare una speranza per il presente. Può sembrare paradossale che da uno degli eventi più bui della storia, una distruzione insensata di vite umane, sia emersa una decisione di riscatto. Dopo la Shoah, il «mai più» dei popoli e delle istituzioni ha avuto un senso. L’Europa ha saputo costruire una casa comune basata sulle idee di uguaglianza e solidarietà. Il mondo ebraico ha partecipato facendo della memoria uno dei fondamenti di questa casa, contribuendo alle lotte contro la discriminazione, la pena di morte, l’apartheid.
La memoria è servita allora e ancora più serve oggi. Certo, non ci si........
