menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’importanza di avere fede. E un amico

11 0
08.03.2026

Tempi in Cisgiordania

Newsletter e rubriche

Esteri Trump Israele Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico

Cristiani perseguitati

Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia

Economia Lavoro Auto elettriche Pnrr Inflazione

Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica

Cambiamenti climatici

Transizione ecologica

Transizione energetica

Scuola Educazione Parità scolastica

Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto

Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione

Comunione e Liberazione

Società Intelligenza artificiale Pensiero woke

Intelligenza artificiale

Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole

La preghiera del mattino

Il Deserto dei Tartari

Tentar (un giudizio) non nuoce

Libri in povere parole

Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025 Ottobre 2025 Settembre 2025

Sfoglia Tempi digitale

Home » Blog » L’importanza di avere fede. E un amico

L’importanza di avere fede. E un amico

Pochi scrittori hanno esercitato su di me l’impatto che ha avuto John Fante (1909-1983), quando, sul finire del liceo, scoprii non so come Chiedi alla polvere. Da lì fu un continuo godimento: La confraternita dell’uva e soprattutto Full of Life, per dire solo i due migliori, sono romanzi bellissimi, di cui volentieri parlare in future puntate di questa rubrica. Uno scoppiettante concerto di gioia, malinconia, alcolici, padri costruttori che demoliscono i figli, figli sognatori che disprezzano i padri, foreste del Colorado e ville di Malibu, nostalgia dell’antica Italia e infiniti orizzonti di futuro americani. E un canovaccio che si ripete quasi sempre uguale: quello del giovane scrittore squattrinato e ambizioso, che non poteva non stregare anche me a diciotto anni, così come stregò Charles Bukowski, cui va tanta parte del merito della riscoperta di John Fante, scrittore italo-americano, figlio di genitori immigrati dall’Abruzzo, caduto nel semi-oblio già in vita, dopo qualche colpo b...

Anna D., geografia trattenuta

Medio Oriente. Quando l’impensabile diventa plausibile

Iran. Chi parla a nome dell’Europa?

Iscriviti alla newsletter

Dichiarazione di accessibilità

Sfoglia Tempi digitale

Abbonati con carta di credito

Abbonati con bonifico/bollettino

Regala un abbonamento full

Regala un abbonamento digitale


© Tempi