L’importanza di avere fede. E un amico
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L’importanza di avere fede. E un amico
Pochi scrittori hanno esercitato su di me l’impatto che ha avuto John Fante (1909-1983), quando, sul finire del liceo, scoprii non so come Chiedi alla polvere. Da lì fu un continuo godimento: La confraternita dell’uva e soprattutto Full of Life, per dire solo i due migliori, sono romanzi bellissimi, di cui volentieri parlare in future puntate di questa rubrica. Uno scoppiettante concerto di gioia, malinconia, alcolici, padri costruttori che demoliscono i figli, figli sognatori che disprezzano i padri, foreste del Colorado e ville di Malibu, nostalgia dell’antica Italia e infiniti orizzonti di futuro americani. E un canovaccio che si ripete quasi sempre uguale: quello del giovane scrittore squattrinato e ambizioso, che non poteva non stregare anche me a diciotto anni, così come stregò Charles Bukowski, cui va tanta parte del merito della riscoperta di John Fante, scrittore italo-americano, figlio di genitori immigrati dall’Abruzzo, caduto nel semi-oblio già in vita, dopo qualche colpo b...
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