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Tutela o sviluppo, il dilemma tra burocrazia e crescita edilizia

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04.05.2026

La mole di notizie assillanti che proviene da ogni parte del mondo – e che indubbiamente ha carattere preminente – ha fatto passare relativamente sotto silenzio lo scontro tra i ministri della cultura e delle infrastrutture e trasporti, Salvini e Giuli, circa una formulazione inserita nell’importante disegno di legge denominato ‘piano case’, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri.

Si tratta di una normativa che dovrebbe essere finanziata con dieci miliardi di euro in altrettanti anni e che rievoca, per rilevanza ed attese, il mitico ‘piano Ina-Casa’ che nell’immediato secondo dopoguerra fu approvato su proposta di Amintore Fanfani, all’epoca ministro del Lavoro, su ispirazione della corrente dossettiana.

Ed è giusto sottolineare che Fanfani propose quel piano non da ministro dei Lavori pubblici, bensì da ministro del Lavoro, perché quella programmazione, di durata quindicennale, aveva lo scopo, sì di dotare le città di qualificati quartieri di edilizia residenziale pubblica, o come all’epoca si diceva, di edilizia economica e popolare, bensì anche di costituire un eccellente volano per la ripresa economica del paese.

Perché non c’è dubbio che, se i costruttori edilizi hanno spesso abusato dei loro compiti, danneggiando il territorio, è anche vero che non v’è filiera produttiva ancora oggi più coinvolgente di quella edilizia. Crea lavoro manuale, spinge all’investimento il risparmio delle famiglie, procura guadagni importanti per il capitale, sviluppa, se........

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