La vera storia dell’uomo che conquistò l’Everest: chi era Tenzing Norgay, il protagonista del nuovo film con Tom Hiddleston
Tom Hiddleston, Willem Dafoe, Genden Phuntsok e la regista Jennifer Peedom raccontano Tenzing, il film sulla prima conquista dell’Everest, dal 16 ottobre su Apple TV.
Tom Hiddleston ricorda perfettamente il momento in cui ha incontrato Genden Phuntsok, l’attore chiamato a interpretare Tenzing Norgay, perché si trovavano all’aeroporto di Lukla, in Nepal, proprio sotto l’insegna che porta i nomi dei due uomini che nel 1953 raggiunsero per primi la vetta dell’Everest, e quella coincidenza, per chi si preparava a raccontare una delle imprese più celebri della storia dell’alpinismo, aveva qualcosa di straordinariamente simbolico. Si sono stretti la mano, si sono abbracciati e hanno bevuto una tazza di tè, prima di cominciare un viaggio di quasi una settimana attraverso i villaggi e i sentieri dell’Himalaya, ripercorrendo le tracce di una spedizione che aveva cambiato per sempre la storia della montagna e, soprattutto, il modo in cui il mondo avrebbe ricordato i due uomini arrivati insieme sul tetto del pianeta.
È da questo incontro, molto prima delle riprese e lontano da qualsiasi studio cinematografico, che prende forma Tenzing, il nuovo film diretto da Jennifer Peedom, disponibile dal 16 ottobre su Apple TV, nel quale Hiddleston interpreta Edmund Hillary, mentre Phuntsok presta il volto a Tenzing Norgay e Willem Dafoe veste i panni del colonnello John Hunt, il comandante della spedizione britannica del 1953.
Il film sceglie di raccontare quella conquista attraverso la figura di Norgay, alpinista himalayano il cui nome è rimasto indissolubilmente legato a quello di Hillary, ma la cui storia personale, le origini e il rapporto spirituale con la montagna hanno ricevuto un’attenzione molto diversa da quella riservata all’impresa sportiva. Una prospettiva che permette alla regista, da sempre legata all’Himalaya e già autrice del documentario Sherpa, di interrogarsi anche sulle gerarchie sociali e culturali che accompagnavano le grandi spedizioni dell’epoca, sul ruolo degli alpinisti locali e sulla distanza tra chi considerava l’Everest una vetta da conquistare e chi, vivendo ai suoi piedi, riconosceva nella montagna qualcosa di sacro.
Durante un incontro con la stampa internazionale organizzato nell’ambito delle attività dei Golden Globes, Hiddleston, Dafoe, Phuntsok e Peedom raccontano un’esperienza cinematografica che li ha portati a lavorare in condizioni fisiche estreme, circondati da alpinisti che conoscono l’Everest molto meglio di quanto qualsiasi sceneggiatura potrebbe raccontare, ma anche a confrontarsi con una storia nella quale il successo individuale finisce per lasciare spazio a qualcosa di più importante: il riconoscimento del contributo degli altri.
Tom Hiddleston: «Abbiamo camminato per giorni sulle tracce di Hillary e Tenzing»
Tom, lei e Genden Phuntsok vi siete incontrati in Nepal, prima delle riprese, e avete affrontato insieme un viaggio attraverso l’Himalaya. Che cosa ricorda di quell’esperienza e in che modo ha contribuito a costruire il vostro rapporto?
«Credo che sia stata un’intuizione geniale di Jennifer, perché sono arrivato in Nepal e, nel giro di dodici o quindici ore, ero già su un elicottero insieme al dottor Nima Sherpa, uno specialista di medicina d’alta quota originario della valle del Khumbu, con il quale abbiamo raggiunto l’aeroporto di Lukla, quella striscia di cemento scavata nella montagna dalla quale cominciano praticamente tutti i viaggi verso il campo base dell’Everest. Sono atterrato verso le sette del mattino e sono stato accompagnato sotto l’insegna del Tenzing-Hillary Airport, dove mi aspettavano due persone: Phurba Tashi, uno sherpa che ha raggiunto la vetta dell’Everest ventuno volte e che è anche il protagonista del documentario Sherpa di Jennifer, e Genden, che avrebbe interpretato Tenzing Norgay. Ci siamo stretti la mano e ci siamo abbracciati proprio sotto quell’insegna, davanti alla grande statua che raffigura i due alpinisti, e mi è sembrato l’inizio più propizio che potessimo immaginare per un’esperienza del genere. Siamo andati a bere una tazza di tè e abbiamo parlato del privilegio, dell’onore e della responsabilità di raccontare la storia di due uomini straordinari che hanno cambiato la storia e reso possibile qualcosa che fino a quel momento sembrava impossibile.
Nei sei o sette giorni successivi abbiamo camminato insieme seguendo le tracce di Tenzing e Hillary, avvicinandoci il più possibile al campo base dell’Everest, facendo trekking per sei o sette ore al giorno e affrontando dislivelli di cinquecento o mille metri, attraversando foreste di pini, ponti metallici sospesi sopra fiumi impetuosi e sentieri percorsi da asini, escursionisti e persone che cercavano, ciascuna a modo proprio, di raggiungere l’Everest. Abbiamo parlato con grande sincerità e serietà del film, di quello che significava raccontare questa storia, delle montagne e della forza spirituale che dovevano aver avuto quei due uomini, ma abbiamo trovato anche il tempo per divertirci e conoscerci meglio, perché a Namche, in una caffetteria chiamata Yak Buck, mentre stavamo bevendo un caffè, dagli altoparlanti è partita Ain’t No Mountain High Enough di Marvin Gaye e Tammi Terrell. Genden non conosceva quella canzone, così ho deciso di insegnargliela e abbiamo cominciato a cantarla insieme, io nella parte di Marvin Gaye e lui in quella di Tammi Terrell. È stato l’inizio di una bellissima amicizia».
Genden, lei è cresciuto sull’altopiano tibetano e ha trascorso del tempo nei villaggi sherpa prima di cominciare le riprese. Quanto è stato importante vivere direttamente nelle comunità che appartenevano al mondo di Tenzing Norgay?
«Jennifer mi aveva detto che dovevo andare nei villaggi sherpa e sperimentare direttamente la vita delle persone che abitano lì, perché per un attore è importante raccogliere i dettagli della vita reale e il modo migliore per farlo è vivere davvero quelle esperienze. Sono arrivato prima di Tom e ho incontrato Phurba Tashi, che mi ha accompagnato da Lukla al villaggio di Khumjung e mi ha ospitato nella sua casa, dove ho potuto esercitarmi con la lingua sherpa insieme a lui e alle persone del villaggio. Durante le nostre camminate ripetevo continuamente le mie battute e Phurba correggeva la........
