Javier Bardem: «Io e Penélope Cruz sappiamo quando uscire dai nostri personaggi. A casa siamo un padre e una madre»
Javier Bardem racconta il nuovo film Bunker, il rapporto con Penélope Cruz, le difficoltà di crescere due figli adolescenti nell’era dei social e il ritorno a teatro
Javier Bardem e Penélope Cruz sono sposati da diciassette anni, hanno due figli adolescenti e una storia professionale che, nel corso di quasi quattro decenni, li ha portati a condividere il set molto prima di condividere una vita insieme. Eppure, quando Florian Zeller ha proposto loro di interpretare una coppia in crisi nel suo nuovo film, Bunker, la prima preoccupazione non è stata quella di capire quanto della propria esperienza matrimoniale avrebbero potuto portare davanti alla macchina da presa, ma quanto fosse necessario tenerne fuori. «Non volevamo esporre noi stessi attraverso una storia che parlasse di due persone impegnate a distruggersi a vicenda», racconta Bardem, spiegando come il confine fra la finzione e la vita privata sia diventato uno degli aspetti più delicati di un progetto che, attraverso la progressiva disgregazione di un matrimonio, affronta anche la paura del futuro, l’isolamento e quella difficoltà di comunicare che sembra attraversare tanto le relazioni personali quanto la società contemporanea.
Scritto da Zeller pensando fin dall’inizio a Bardem e Cruz, Bunker parte infatti da una relazione di lungo corso e dalla domanda più scomoda che possa attraversarla: siamo ancora le stesse persone che hanno scelto di stare insieme, continuiamo ad andare nella stessa direzione, abbiamo ancora gli stessi sogni? A questo livello privato il film sovrappone però una riflessione più ampia sul modo in cui viviamo, sul desiderio di proteggerci da ciò che ci spaventa e sull’illusione, alimentata dalla tecnologia, di poter costruire vite perfettamente autosufficienti, nelle quali tutto può arrivare fino a noi senza che sia più necessario incontrare davvero gli altri.
Durante la conferenza stampa internazionale del film, Bardem ha parlato del rapporto con la moglie, della paternità, del modo in cui lui e Cruz stanno cercando di crescere due adolescenti in un mondo dominato dagli smartphone, del proprio impegno pubblico e di un ritorno a teatro che, dopo tanti anni di cinema, significa anche accettare nuovamente la possibilità di sbagliare.
«Il nostro matrimonio non è quello dei personaggi»
Lei e Penélope Cruz avete lavorato insieme molte volte, ma questa volta interpretate una coppia sposata che attraversa una crisi. Quanto è stato complicato portare sul set la vostra esperienza personale senza rischiare di esporre qualcosa che appartiene soltanto a voi?
«Credo che sia la prima volta che ci troviamo davanti a un materiale che racconta una coppia sposata, e il fatto che lo siamo anche nella realtà rende tutto particolarmente interessante. Siamo sposati da diciassette anni e, naturalmente, nel frattempo siamo cresciuti, siamo cambiati. Siamo stati molto attenti nella scelta di questo progetto, perché non volevamo esporre noi stessi attraverso una storia che parlasse di due persone impegnate a distruggersi a vicenda. Non credo sia necessario farlo davanti agli altri. Il materiale scritto da Florian è bellissimo perché parla della possibilità di ritrovarsi, di tornare a guardare se stessi, l’altra persona e la relazione che si è costruita insieme. È stato un modo per metterci artisticamente in una situazione capace di ispirarci. Quello che vivono i personaggi non è quello che viviamo noi, ma naturalmente alcune cose rimangono dentro di te e ti ricordano quanto sia importante continuare a vedere davvero l’altra persona, senza dare per scontati i suoi bisogni».
Lavorare con qualcuno che si conosce così profondamente può rendere più semplici alcune scene, soprattutto quelle nelle quali basta uno sguardo per comunicare qualcosa. Ma non rischia anche di rendere più difficile mantenere una distanza fra la finzione e la vita privata?
«È complicato, perché da una parte non abbiamo bisogno di provare così tanto insieme, quindi Florian ha risparmiato parecchi soldi sulle prove. Ma dall’altra dobbiamo stare molto attenti a non entrare in una dimensione troppo personale, al punto da non riuscire più a........
