Casa: lo Stato si fermi sulla soglia
Il ddl sugli sfratti prova a restituire certezza alla proprietà privata: perché la casa non può essere trasformata in ostaggio dell’emergenza, della burocrazia e dell’inerzia giudiziaria.
Per decenni l’Italia ha trattato la proprietà immobiliare come una colpa da tollerare e non come un diritto da proteggere. Ogni emergenza abitativa, crisi economica o tensione sociale è stata scaricata sui proprietari attraverso blocchi degli sfratti, proroghe, vincoli, controlli, termini dilatati e procedure sempre più lente. Il risultato è stato sempre devastante: fiducia erosa, investimenti scoraggiati, alloggi sottratti al mercato e canoni inevitabilmente più elevati. Il disegno di legge numero 1.896, presentato dal Governo nei giorni scorsi, prova almeno in parte a invertire questa tendenza. Lo conferma già la relazione introduttiva, che contiene un’ammissione significativa: molti proprietari si trovano in una “generalizzata condizione di difficoltà economica”, aggravata dalla pandemia, dall’inflazione e dall’aumento del costo del denaro. Colpisce che un testo legislativo italiano riconosca, sia pure implicitamente, che anche il proprietario possa trovarsi in una posizione di debolezza.
Il ddl afferma inoltre che occorre “accrescere le tutele” di chi fatica a recuperare beni per i quali sia cessato il titolo di detenzione. In realtà, riletta controluce, tale frase racconta un fallimento molto più ampio: quello di uno Stato che per anni ha trasformato il diritto di proprietà in un diritto precario, subordinato alla lentezza burocratica e all’inerzia giudiziaria. La storia italiana è del resto piena di esempi. Dall’equo canone ai blocchi degli sfratti, dalla........
