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Le “vacanze” russe senza ritorno

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10.09.2026

Una vacanza, un soggiorno estivo, qualche settimana lontano dalla guerra per riposarsi e recuperare energie. È con argomenti di questo genere che, da anni, bambini ucraini vengono trasferiti dai territori temporaneamente occupati verso la Russia. Il problema è che alcuni di quei viaggi hanno un biglietto di sola andata. L’ultimo caso è stato reso noto il 9 settembre dal Servizio di intelligence estero dell’Ucraina (Szru): durante l’estate, i minori ospitati in un orfanotrofio della parte occupata della regione di Donetsk sarebbero stati portati in Russia con il pretesto di un programma di “ozdorovlennie”, termine che può indicare un soggiorno finalizzato al recupero fisico, alla salute o semplicemente al riposo. Non tutti, però, sarebbero tornati. Almeno due bambini sarebbero stati affidati a tutela e trasferiti nella regione di Mosca. Le autorità ucraine stanno ancora cercando di stabilire dove si trovino e quale sia oggi il loro status giuridico.

Considerato isolatamente, potrebbe apparire come uno degli innumerevoli episodi prodotti dall’occupazione. Non lo è. Il trasferimento dei bambini sotto la copertura di vacanze, cure mediche, campi estivi, attività culturali o programmi educativi costituisce uno schema documentato fin dai primi mesi della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. In alcuni casi i genitori avevano inizialmente acconsentito a soggiorni che avrebbero dovuto essere temporanei, salvo poi incontrare ostacoli nel riavere i figli; in altri, il consenso non era stato prestato oppure i minori provenivano da istituti e strutture assistenziali. Una volta attraversato il confine o trasferiti altrove nei territori occupati, recuperarli può........

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