Ceuta e i suoi dolori: contesa sui mari
Volete un recente, fulgido esempio di Hybrid warfare (guerra ibrida) che non riguardi né Russia, né Cina? Ebbene, un simile evento lo abbiamo visto concretizzarsi in tutta la sua forza dirompente e destabilizzante con l’invasione di Ceuta dello scorso fine luglio, in base a uno schema che si inquadra alla perfezione nella categoria strategica denominata Grey zone (zona grigia). Una denominazione, quest’ultima, che diverrà sempre più frequente nel futuro, in quanto rappresenta il netto discrimine tra reciproca fiducia e guerra aperta. La sua caratteristica principale è di consentire all’agente nemico di perseguire con il massimo risultato i propri fini (rivendicazioni territoriali, nel caso citato) attraverso strumenti non militari (politici, economici, sociali, disinformazione). La caratteristica fondamentale della Grey zone è l’ambiguità, dato che gli autori della manipolazione o dell’attacco ibrido sono quasi sempre piuttosto difficili da individuare, cosa che consente loro di restare in un comodo cono d’ombra, negando di essere a conoscenza dei fatti contestati, e di declinare pertanto qualsiasi responsabilità in merito. Quindi, si tratta di uno strumento offensivo mascherato che fa leva sui tempi lunghi, in cui l’entità statuale attrice manovra nell’ombra per sfruttare le vulnerabilità (attentamente analizzate) del Paese bersaglio, politiche, economiche e sociali, consumando gradualmente le sue capacità di risposta, per arrivare a stressarle al punto che l’affaticamento politico dell’avversario provoca il cedimento voluto, con la concessione all’attore occulto dei vantaggi strategici cercati. L’esempio parlante di quanto detto sopra è la guerra ibrida che da qualche decennio il Marocco conduce contro la Spagna, rivendicando la sovranità di........
