L’Occidente estremo diventa un metodo
Il populismo nasce dalla crisi della mediazione politica e culturale e si rafforza aggravandola. Quando la politica non riesce a tradurre i conflitti in scelte e la cultura rinuncia a rendere comprensibili i cambiamenti, si apre un vuoto. Il populismo lo occupa indicando un nemico e promettendo che, rimosso l’ostacolo, il popolo tornerà padrone del proprio destino. Si alimenta di problemi reali e paure costruite; sostituisce la ricerca delle soluzioni con l’organizzazione del risentimento.
A destra come a sinistra, cambiano i bersagli e resta il meccanismo. Le diseguaglianze della globalizzazione diventano la prova di un complotto delle élite; le difficoltà dell’integrazione fanno dell’immigrato la spiegazione di ogni insicurezza. Questa politica del nemico può attingere, quando serve, anche all’antisemitismo, con il suo antico e micidiale repertorio di complotti e colpe collettive attribuite agli ebrei. La paura indotta dell’innovazione tecnologica ripete l’operazione sul futuro: trasforma rischi da governare in una minaccia da respingere, sottraendo spazio alla conoscenza e alla possibilità di scegliere. La critica alla globalizzazione, la richiesta di governare l’immigrazione, la preoccupazione per il lavoro trasformato dalla tecnologia sono domande........
