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Due anni in carcere. Speranze di libertà ancora disattese per Giancarlo Spinelli

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19.02.2026

Rinchiuso in carcere in Venezuela da due anni. Senza una condanna, con un procedimento giudiziario opaco e senza la garanzia di una difesa privata. Il 22 febbraio è un anniversario doloroso per Giancarlo Spinelli e i suoi familiari. Il cesenate di 59 anni, trasferitosi con la famiglia a Caracas da bambino, è stato arrestato in Venezuela il 22 febbraio del 2024. L’attesa fiduciosa dei familiari, che speravano nella scarcerazione del proprio caro, dopo che il governo venezuelano aveva annunciato la liberazione di un numero importante di detenuti, ha lasciato il posto a delusione e sconforto. Solo alcuni prigionieri hanno riabbracciato le loro famiglie (come il giornalista Biagio Pilieri, l’imprenditore Luigi Gasperini, il cooperante Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò). Dopo il blitz statunitense che ha portato alla cattura del dittatore Maduro, la scarcerazione dei detenuti è avvenuta a singhiozzo, gelando poi le speranze di tanti familiari di reclusi.

"Dopo due anni di carcere – spiega il cugino cesenate che porta lo stesso nome – noi familiari sentiamo che la speranza di vedere Giancarlo libero si affievolisce sempre di più. Siamo stati illusi che anche Giancarlo fosse in una lista di prigionieri che presto sarebbero stati liberati, poi quell’attesa di vederlo libero è stata delusa dai fatti. Siamo a due anni dall’arresto. E due anni, vissuti in quell’inferno delle prigioni di Caracas, sono un tempo infinito. La sua salute è peggiorata e non so se lui supererà, fisicamente e psicologicamente, tutto quello che sta affrontando".

Giancarlo Spinelli, cittadino italiano e venezuelano, è stato arrestato due anni fa con le accuse di terrorismo, tradimento della patria, traffico di armi e associazione a delinquere. Inizialmente detenuto all’Helicoide, è stato trasferito nel carcere comune Yare III, e poi a La Planta. L’ultimo appello dalla cella è quello scritto di pugno da Spinelli, il 3 febbraio scorso. Una richiesta di ‘Aiuto Urgente’ da parte del detenuto, rivolto al Governo Italiano, alla presidente del consiglio Giorgia Meloni, al ministero degli esteri Antonio Tajani. "Vi prego, fatemi uscire dal carcere". "Giancarlo – continua il cugino – è stato l’unico tra tre fratelli che è rimasto a vivere in Venezuela anche da adulto. Un fratello aveva una attività a Caracas, ma gli rendevano la vita impossibile e si è trasferito a Miami. Così pure l’altra mia cugina se ne è andata da Caracas, e sono 26 anni che non rientra in Venezuela. Giancarlo è voluto rimanere lì. Conduceva una vita agiata. Architetto, viveva con la moglie che faceva la sua stessa professione. Lo scorso agosto anche lei, Maria Alejandra Portillo Resh è stata arrestata con le stesse accuse. Gli hanno portato via tutto: la villa con piscina, e l’appartamento dove sono state rinvenute le armi. Se usciranno dal carcere dovranno andarsene dal Venezuela, perché lì non hanno più niente, e verranno in Italia". Giancarlo Spinelli e la moglie sono stati accusati dal regime venezuelano di un complotto contro il dittatore Maduro. Nella loro casa avrebbero ricreato un laboratorio dove venivano preparate armi e munizioni, sono stati trovati 400 fucili e oltre 2.000 cartucce assemblate. Spinelli respinge le accuse e dice che è stato incastrato da falsi testimoni.


© il Resto del Carlino