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Fine vita, il dottor Mariotto: «Sul mio tavolo le domande di morte. Serve una legge nazionale»

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17.05.2026

Le legge sul fine vita dovrebbe essere fatta dallo Stato anziché dalla Regione sia per la competenza specifica su alcune materie, per esempio quelle relative ai requisiti e al Codice penale, sia per garantire quell’omogeneità di percorso a cui i pazienti hanno diritto.

Ne è convinto il medico Aldo Mariotto, fino allo scorso aprile direttore sanitario dell’Usl 6 Euganea di Padova, l’azienda sanitaria più popolosa del Veneto con quasi un milione di cittadini seguiti. In 5 anni di incarico il dirigente, ora in pensione, si è misurato con una decina di richieste di suicidio medicalmente assistito. Un’esperienza diretta, e difficilissima, in prima linea.

Dottor Mariotto, lei è stato direttore sanitario dell’Usl 6 fino allo scorso aprile. In questi anni si è misurato con diversi casi di fine vita.

«Credo che l’Usl 6, per le due dimensioni, sia tra le aziende con il maggior numero di casi: una decina in cinque anni».

Come uomo, prima che come medico, cosa provava quando sul suo tavolo arrivavano tali richieste?

«Compassione. Pensavo a queste persone in condizioni di gravità assoluta, di disperazione».

Sentiva il peso della responsabilità.

«Una grossissima responsabilità. Erano tutte persone gravi, in stato di sofferenza estrema».

Ha incontrato alcuni di questi pazienti?

«No, ma ho seguito passo-passo tutti i loro casi. Mi preoccupavo che il contatto avvenisse presto, le persone non dovevano sentirsi abbandonate. Davo il via all’iter con l’inoltro del caso alla Commissione etica, al........

© Il Mattino di Padova