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Diego Dalla Palma: “Aspetto la morte con gioia, è tempo di andare. Oggi vivo per perdonare”

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14.03.2026

Diego Dalla Palma

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Milano, 14 marzo 2026 – “A me sembra ieri pomeriggio il tempo in cui mettevo le monetine nel jukebox per ascoltare le canzoni degli anni Sessanta. Ed è già ora di andare fuori da i cogl...i”. Diego Dalla Palma, esperto di bellezza e narratore, torna a Milano, al Teatro Gerolamo, oggi e domani, con lo spettacolo, “Perché no?“.

“Ancora due date e mi prendo una pausa. Ho bisogno di andare. Anche se la consapevolezza che mi ha dato questo viaggio teatrale è un regalo meraviglioso”.

Ripartiamo da qui, dal titolo: “Perché No?“. Che non è un’indicazione di voto…

"Nooooooo. Con tante “o“ (sorride). Il viaggio con la vita è il sottotitolo, la chiave. Da giovani è tutto un ‘Perché no’. A 40-50 anni c’è cautela, dopo i 60-70 accade qualcosa di incredibile: la gente ti dissuade dal provare. Il “perché no“ è una conquista”.

Torna a Milano: cos’ha rappresentato per lei?

“La sfida, il sogno, la rivolta. Qualcosa di vitale per me in quel momento. Avevo un dolore costante, cronico. Se non fossi venuto a Milano probabilmente avrei avuto una vita terribile. Anche se, a dirla tutta, non ho badato tanto alla mia vita, né alle spese e al dare tutto me stesso per convincermi che qualcosa valevo e cercare di dare un senso alle speranze, alle aspettative di mia madre. Adesso sono nelle condizioni di capirlo”.

Diego Dalla Palma

Cos’ha significato per lei la bellezza? E cosa significa ora?

"Col passare degli anni ho capito che è una categoria dello spirito, non si scappa, tanto quanto l’eleganza. Il mondo della cosmesi mi ha dato agio - e non lo nascondo - ma la bellezza ha rappresentato un mistero da scoprire, che non ho ancora scoperto. Per me va a braccetto con l’atipicità, con la diversità. Non è omologazione”.

E il trucco?

"È uno scudo, una maschera che ti fa sentire magari più a tuo agio e quindi ben venga. Non come la chirurgia estetica, che ti toglie per sempre i connotati e se ti penti non puoi tornare indietro. Col trucco basta un po’ di sapone. Avrei potuto essere milionario se avessi affidato il mio nome a coloro che avevano i lettini abbronzanti negli anni ’80 e ai chirurghi estetici. Non ho mai voluto”.

Neanche su di lei?

"Mi tolgo solo le macchie di vecchiaia dal viso. Ma ormai è una pioggia, non basta l’ombrello”.

Diego Dalla Palma

A teatro porta amori (tanti) e tradimenti (altrettanti).

"Ma soprattutto perdono. Non riesco a fare a meno di perdonare nonostante torti mostruosi”.

Denuncia anche gli abusi subiti da bambino da un prete.

"E avevo perdonato pure lui, ma gli ho mentito quando mi ha chiamato in punto di morte per chiedermi: ‘Mi vuoi bene?’. Un pensiero tortuoso, aberrante. E lui non ha chiesto perdono”.

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Che rapporto ha con la fede?

"Non ho un dio. La mia dea è la natura. Sono un po’ francescano, un po’ gandhiano, un po’ spinoziano. La natura mi dà gioia, anche adesso, che sono affaticato. Mi fa piacere vedere i teatri pieni, il libro ‘Alfabeto emotivo’ alla terza ristampa. Ma è tempo di andare”.

Tornerà?

"Chissà. Tanti mi dicono di non staccarmi del tutto. Per me il momento più bello è l’abbraccio alla fine, nel foyer. Ci sono persone che mi portano la marmellata, una poesia, una carezza. Una signora di Torino mi ha detto: ‘Lei incontra la gente perché ha bisogno di riempire tutte le lacune sentimentali e affettive che non ha mai colmato’”.

Una seduta di terapia a teatro.

"Sì, reciproca. Ma comincio a rendermi conto che questo raccontarmi e sentire racconti di persone, questo condividere con me stesso i malesseri del passato, le sconfitte ed entrare in comunione con quelle degli altri, comincia a pesare”.

Si disconnetterà dai social?

"Soprattutto. Sono ospite di un uomo che ho stimato all’inizio perché mi sembrava un timoniere: Mark Zuckerberg. Non mi interessa più. Lo alimento solo di informazioni sul lavoro, sto pensando di togliere tutto”.

Mark Zuckerberg non mi interessa più. Lo alimento solo di informazioni sul lavoro, sto pensando di togliere tutto

Ha fatto i conti anche con gli hater in questo viaggio?

"Quando ho parlato della morte si è scatenato un plotone di esecuzione. Ma dai! Perché bisogna a tutti i costi giudicare qualcuno che ha un pensiero diverso? Ho detto semplicemente che sono affascinato dalla morte. Il coma mi ha imparentato con lei, la sto attendendo con gioia. Il mio spirito ha bisogno di un’altra dimensione”.

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C’è un cassetto della sua vita che non ha ancora aperto?

“Ho un rimorso pesante ma allo stesso tempo luminoso perché so che mi avrà perdonato: non aver dato spazio, carezze, abbracci, non avere ascoltato il mio babbo, che era meraviglioso, avrei potuto scrivere un romanzo. Però, morendo, è entrato un pochino nella mia vita, mi ha dato il senso della provvisorietà. Adesso lo conosco, lo afferro, lo trasmetto agli altri: non perdete tempo dietro il successo. Che deriva da due parole, ‘Su’ e ‘cesso’. A un certo punto ti trovi con il sedere per terra, irretito da illusioni, bugie. E sembrava solo ieri il tempo in cui mettevi monetine nel jukebox”.

Che canzone mettiamo?

"Ho tre monetine. ‘Una ragione di più’ di Ornella Vanoni è per mia mamma. ‘La riva bianca e la riva nera’ di Theodorakis è per papà. E ‘Il Mondo’ di Jimmy Fontana lo dedico a me. Non si è fermato mai un momento". 

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