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Venezia 83, giorno 2. McDonagh e Malkovich prenotano un premio, Herzog sì, Amelio no

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04.09.2026

 

Secondo giorno e all’orizzonte c’è già qualcosa di cui tenere conto. Herzog e McDonagh aprono le ali, la mente, lo spazio, le storie e il cinema. Ma il migliore è il secondo.

Fin dai tempi di “In bruges” il regista inglese si è dimostrato un abile narratore e un regista capace di movimentare il racconto, facendone deragliare la struttura portante, tra salti di “genere” e centri di gravità non permanenti. Con quest’ultimo “Wild horse nine” (il nove ha un significato ferale, e i cavalli, oltre che presenti, sono una chiara metafora) affronta un tema scottante come le incidenze nefaste della Cia verso Stati sovrani (si parte dal 1973, a Santiago, alla vigilia del golpe di Pinochet), partendo dal caso più emblematico, ma tutto interno, come l’assassinio a Dallas di John Kennedy. Travestendo il film da commedia nera e da buddy-movie, fino a farlo esplodere nella sua violenta resa dei conti, McDonagh ritrova un’isola, qui quella di Pasqua, dopo “Gli spiriti dell’isola”, e una storia di amicizia che in qualche modo rischia di........

© Il Gazzettino