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Il debito comune per l’Ucraina indica la via all'Ue

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07.01.2026

La decisione dell’Unione europea di ricorrere a strumenti di debito comune per sostenere l’Ucraina segna un passaggio che va oltre la gestione di una crisi internazionale. È un atto politico che interroga direttamente la capacità dell’Europa di agire come soggetto unitario e di assumersi responsabilità coerenti con il proprio peso economico e geopolitico. Non è tanto la cifra mobilitata a essere rilevante, quanto il principio affermato: di fronte a interessi strategici condivisi, l’Unione può decidere anche superando il vincolo dell’unanimità.

Questo punto è stato implicitamente richiamato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno, quando ha ricordato che "la nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace» e che di fronte alla guerra in Ucraina «il desiderio di pace cresce», mentre «diviene sempre più ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte". L’idea che la pace richieda strumenti concreti e condivisi è perfettamente in linea con la scelta dell’Unione di assumere decisioni finanziarie comuni.

Il nodo non è tecnico ma istituzionale. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato con chiarezza i limiti del metodo intergovernativo. In un contesto segnato da crisi sistemiche – dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino alle tensioni geopolitiche globali – la logica del veto nazionale produce ritardi e compromessi al ribasso. La cooperazione rafforzata non è più un’eccezione, ma un adattamento alla realtà.

Nel discorso di fine anno, Mattarella ha ricordato le «immagini della firma dei Trattati di Roma», che consegnano «un successo e un momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa». È un richiamo che oggi suona come un invito alla responsabilità politica: l’Europa è nata per essere più della somma dei suoi Stati.

Il ricorso al debito comune per Kiev introduce un precedente rilevante. L’Unione riconosce che la sicurezza europea è un bene pubblico che richiede strumenti condivisi e una divisione del rischio finanziario. Non si tratta di solidarietà astratta: la stabilità dell’Ucraina incide direttamente sulla sicurezza, sull’economia e sulla credibilità internazionale dell’Europa. La sovranità, oggi, non si difende da soli.

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