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Giustizia, non c’è più l’unità politica dei cattolici

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19.02.2026

L’unità politica dei cattolici, a scanso di equivoci, non è mai stata un dogma. Ma, molto più semplicemente, era il frutto concreto di una precisa stagione storica e politica del nostro paese. Una stagione che vedeva la contrapposizione frontale tra quasi due modelli di civiltà. Uno interpretato dai valori occidentali e, in Italia, incarnato e interpretato a livello politico dalla Democrazia Cristiana e dai partiti laici alleati di governo e, sul fronte opposto, il più grande partito comunista dell’Occidente, il vecchio e glorioso Pci. Quella stagione, però, è finita definitivamente oltre 30 anni fa. E, per l’esattezza, alcuni anni prima del tramonto della stessa Dc, cioè dopo il crollo del muro di Berlino.

Ora, e per tornare all’oggi, il pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani è un dato di fatto. Consolidato e acquisito da molto tempo. Con una Chiesa che, altrettanto legittimamente e correttamente, parlando di scelte politiche non assume posizioni di parte. Per queste ragioni, ormai note da tempo, ha fatto notizia che qua e là nel nostro paese alcuni prelati e alcune parrocchie hanno organizzato iniziative a favore del No in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. Ora, è pur vero che ognuno vota ciò che vuole e come vuole. Come, del resto, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la stessa CEI in una recente nota stampa - anche se dopo un intervento del presidente della stessa CEI, il card. Zuppi, che era stato interpretato da molti organi di informazione come un esplicito invito a votare No da parte della Chiesa italiana - ha ribadito che la Chiesa italiana non dà indicazioni di voto concreto e specifico in vista del referendum sulla giustizia ma si limita ad invitare, e giustamente, i cattolici a recarsi alle urne.

Eppure, malgrado queste precise posizioni e rassicurazioni, notizie di stampa comunicano che in molte realtà ecclesiali c’è un esplicito appoggio politico alle scelte di partito e di schieramento che appoggiano il No al referendum di marzo. Come ovvio, posizione legittima ma che, al contempo, non può non nascondere un problema, peraltro non secondario. E cioè, se di fronte a un radicato e acquisito pluralismo politico ed elettorale dei cattolici, se dopo il tramonto - per il momento non reversibile - di partiti e movimenti riconducibili alla tradizione e alla cultura del cattolicesimo politico, popolare e sociale e se, infine, l’insegnamento della Chiesa è finalizzato a non far prevalere una singola parte politica a scapito delle altre, stupisce alquanto che nascano qua e là iniziative mirate a sostenere un quesito referendario contro un altro con precise ragioni politiche e di schieramento.

Ecco perché, se non vogliamo regredire verso una stagione che tutti pensavano fosse ormai consegnata alla storia e se non vogliamo che le singole comunità ecclesiali si dividano su questioni esclusivamente e principalmente di natura politica, forse sarebbe opportuno che i vari prelati, sacerdoti e parrocchie assumano una posizione in sintonia con quello che ha detto la CEI in quella recente nota stampa che non prevede alcun sostegno politico a singoli partiti o schieramenti. Perché se così non fosse, dovremmo prendere amaramente atto che ci sono vescovi o parroci o parrocchie o diocesi che parlano prevalentemente, e se non quasi esclusivamente, ai cattolici di sinistra o di destra. Con tanti saluti all’unità della comunità ecclesiale. A volte, anche dal comportamento concreto di fronte a un singolo quesito referendario, si capiscono molte più cose dell’insegnamento che ci viene impartito tutti i giorni.

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