Domenico, la dg del Monaldi: «Vi racconto quello che è successo da dicembre ad oggi»
Anna Iervolino: «Quando il 29 dicembre si dimise il responsabile della parte cardiologica del trapianto capimmo che qualcosa non era andata. Chiesi subito relazioni a Oppido e Farina, arrivarono il 9 gennaio»
«Il 23 dicembre andai dai genitori di Domenico che aspettavano davanti alla camera operatoria in attesa del trapianto del figlio. Erano agitati, mi dissero: “abbiamo un brutto presentimento”. Tentai di rassicurarli».Anna Iervolino è il direttore generale dell’Azienda dei Colli e quindi del Monaldi, ripercorre i giorni della tragedia che ha portato alla morte di Domenico Caliendo, 2 anni e pochi mesi, partendo dall’inizio.
E poi?«Poi quella sera mi dissero che il cuore non era partito. Così genericamente. Io, in quel momento, speravo solo per la vita di Domenico, non c’era nulla che potesse mettermi in allarme».
Nulla?«No, mi dissero semplicemente che il bimbo era in ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana, ndr) ma il 29 venni a sapere che il dottor Giuseppe Limongelli, responsabile della parte cardiologica del trapianto, si era dimesso. Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa».
E cosa fece?«Convocammo il cardiochirurgo che aveva effettuato l’intervento, Guido Oppido, e la responsabile della cardiochirurgia, Marisa De Feo. Oppido ci disse che c’era stato un problema provocato dal “ghiaccio non idoneo” che era stato fornito dall’ospedale di Bolzano dove era avvenuto l’espianto. E che il cuore “non è partito”. Ci concentrammo sul particolare del ghiaccio... poi comunque decidemmo di chiedere a Oppido e alla De Feo una relazione scritta, nero su bianco. Era il 31 dicembre».
È arrivata subito?«No, l’8 gennaio».
Perché tutto questo tempo?«Bisogna tenere conto della accuratezza della relazione che avevamo chiesto, che comunque non giustifica il ritardo. Fino a quel momento però non avevo elementi, se avessi saputo della gravità della vicenda avrei sollecitato».
Sta dicendo che si è scoperto un particolare dietro l’altro solo nel tempo?«Sì. L’8 gennaio, nella relazione scritta da Oppido e dalla dottoressa Gabriella Farina, che aveva effettuato l’espianto a Bolzano, scopriamo il particolare del cuore congelato».
Leggiamo parte della relazione. Gabriella Farina scrive che all’ospedale di Bolzano aveva chiesto del ghiaccio per coprire l’organo da trasportare: «Ma non era ghiaccio adatto» e quindi quando venne aperto il contenitore il cuore «era un blocco di ghiaccio». Tutto confermato da Oppido: «ghiaccio improprio», «il cuore era un blocco di ghiaccio».
Questo l’8 gennaio, 16 giorni dopo l’intervento.«Il 9 gennaio avviamo un audit nominando una commissione, oltre a due medici interni, direttore medico e risk manager, chiediamo al Centro regionale trapianti di designare un loro delegato. Ci sono due audizioni, una il 13 gennaio e un’altra il 28, e viene confermata la vicenda del ghiaccio secco invece di quello naturale, fornito da Bolzano».
Ma possibile che nessuno se ne sia accorto?«La direzione sanitaria mi dice che il ghiaccio secco non dovrebbe proprio esistere in sala operatoria perché rovina i tessuti organici. Poi abbiamo appreso da servizi giornalistici televisivi che a Bolzano addirittura sono andati a prenderlo all’esterno, in un’officina dell’ospedale, pare».
E lei a quel punto cosa fa?«Sono di fronte a una situazione diffusissima e incredibile, ho bisogno di rapportarmi e il 29 gennaio vado in Regione per parlare con il direttore generale della Tutela della salute. Gli racconto tutto e gli chiedo come devo comportarmi. Mi risponde: “Ok, ne parlo e ti faccio sapere”. E io aspetto».
Quanto?«Il calendario è importante. Il 2 febbraio non so ancora nulla, sono di fronte all’esigenza di garantire la continuità dell’assistenza, tenere in sicurezza i pazienti ricoverati e individuare i giusti provvedimenti. Chiaramente non posso interrompere un servizio pubblico essenziale. Tra l’altro c’è Domenico che deve essere seguito. Non posso interrompere la continuità assistenziale. E non posso intervenire sulla cardiochirurgia pediatrica che è l’unica in tutta la regione. Incontro gli infermieri del reparto, quelli poi della lettera di denuncia. Sono choccati per quanto accaduto. Io apprendo solo in quel momento della situazione cosi difficile in reparto. Si decide di sospendere il servizio di trapianto pediatrico, ma Domenico deve essere garantito. Rifacciamo tutta una organizzazione per lui, per assisterlo al meglio».
Dall’Ufficio tutela della salute della Regione nulla?«Il 3 febbraio faccio una telefonata per chiedere informazioni, invio anche dei messaggi. Il 4 febbraio comunico le mie intenzioni, chiedo il parere del Crt e insisto. Il Crt esprime parere favorevole».
Quindi erano a conoscenza dei fatti, di quello che era accaduto?«Nell’audit il linguaggio utilizzato era molto tecnico. Non sono un medico. Però ho informato del ghiaccio secco, del cuore diventato un blocco di ghiaccio».
Ma c’è anche la storia del cestello utilizzato per trasportare l’organo e che qualcuno ha definito una cella frigo da pic-nic.«In ospedale abbiamo i Paragonix, celle ad alta tecnologia, già dal 2023. E sono stati fatti corsi per permettere al personale di utilizzarli. Quando ho chiesto al responsabile mi ha detto che il personale dei trapianti per gli adulti li aveva frequentati, quello del percorso pediatrico li aveva disertati. Per gli adulti abbiamo già utilizzato almeno trenta paragonix».
Dopo il parere favorevole del Centro regionale trapianti cosa ha fatto?«Revoca dagli incarichi del responsabile del programma di cardiochirurgia pediatrica e dei responsabili di tutte le fasi. Ma bisognava trovare chi subentrasse. Il 9 febbraio ho contattato il Bambino Gesù e ho chiesto al direttore sanitario se potevano darmi una copertura. È stato l’inizio di un discorso, non facile, portato a termine. Oggi quattro di loro sono qui da noi giorno e notte, si lavora all’integrazione con il nostro personale. La prossima settimana verrà effettuato il primo intervento. L’assistenza è garantita».
Qualcuno ha detto che è una convenzione che costa 14 milioni di euro.«Cifre inventate, sono circa 160.000 euro e comunque non ci sono alternative».
La mamma di Domenico era tutti i giorni in ospedale, sapeva quel che era successo?«I rapporti con i genitori sono un dovere deontologico del medico. La madre è stata sempre in reparto e mi ha colpito la sua compostezza. Chiesi alla dottoressa Farina se le aveva detto ciò che era successo e lei mi disse di sì».
Magari usando termini medici difficili da capire.«Non lo so. So però che tutto è stato inviato al collegio di disciplina che tra l’altro ha sospeso Oppido senza stipendio e Farina con lo stipendio».
Perché questa differenza?«Su Oppido pesano le lettere di denuncia degli infermieri. Ma a breve scadranno i trenta giorni e anche la posizione della dottoressa Farina potrà essere rivalutata».
Lunedì Fico ha annunciato un’ispezione straordinaria al Monaldi perché è emerso «un quadro preoccupante».«Sono serena e tranquilla e ho piena fiducia nel lavoro degli ispettori. Ho accolto anche quelli del ministero. In questi giorni ho prodotto tante relazioni e le abbiamo inviate man mano agli uffici regionali».
Qualcuno ha detto che c’è stata una fuga di pazienti dal Monaldi dopo la vicenda di Domenico.«Assolutamente no, siamo un’azienda di alta specializzazione e i pazienti hanno fiducia in noi. La verità è che dopo Domenico si è alimentato un clima difficile di sospetti. Abbiamo letto anche del caso di un bimbo trapiantato nel 2021 ma deceduto poi nel 2023 per cause che al momento non sembrano correlate al trapianto».
Cosa può succedere ora?«Ripeto, sono totalmente serena, ho fatto quello che dovevo fare. Ma il dolore per la morte di Domenico non va via».
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