Il boss della 167: «La bomba a don Patriciello? Messa per incastrare il clan di Caivano». Nella faida interna mercato per comprare i "fedelissimi"
La rivelazione nei verbali dell'inchiesta che ha portato a 17 arresti per estorsioni e usura nei confronti di esponenti dei clan di Napoli nord. Nelle carte la ricostruzione della faida interna al clan di Arzano
«La bomba a don Patriciello? L’hanno messa per fare ricadere la colpa sugli altri». La frase compare in un verbale agli atti dell’ultima inchiesta sulla mala di Arzano - che ha portato oggi a 17 arresti - e arriva da uno degli uomini che per anni hanno vissuto dentro gli equilibri della camorra dell’area nord di Napoli. È il racconto di Pietro Cristiano, storico esponente del clan della 167 di Arzano, che ai magistrati restituisce uno spaccato di alleanze, sospetti, tradimenti e regolamenti di conti che attraversano Caivano, Arzano, Melito e Frattamaggiore.
L'attentato al sacerdote
«So che la bomba a don Patriciello è stata messa perché il clan di Caivano non si era schierato con loro ma era rimasto con noi», racconta Cristiano. Poi ricostruisce una riunione avvenuta pochi giorni prima dell’attentato. Un incontro organizzato da Giovanni Cortese, detto “il Cavallaro”, al quale partecipano uomini dei Cristiano e rappresentanti vicini ai Caciotta. L’appuntamento è all’ultimo piano di un palazzo di Caivano. Lì, racconta Cristiano, si discute della guerra che sta spaccando il clan degli scissionisti. Da una parte i Monfregolo. Dall’altra la fazione guidata da Pasquale Cristiano, detto........
