L'imprenditrice Pina Amarelli: «Riforma brutale, per questo voto No»
L’imprenditrice napoletana, Cavaliere del Lavoro, ha insegnato Diritto romano alla Federico II
«Voto no». Il Cavaliere del Lavoro Pina Amarelli Mengano prima di occuparsi dell’impresa di famiglia insegnava Diritto romano, faceva l’avvocato e non ha mai smesso di ricoprire incarichi in Consigli di amministrazione in aziende pubbliche. E di spendersi politicamente in azioni a sostegno delle donne.
Vota no perché? Ritiene che la Costituzione sia inamovibile?«Se le modifiche sono ben fatte ben venga, ma qui andremmo a fare una modifica che comporta il cambiamento di sette articoli in un momento storico in cui le basi del diritto internazionale sono già minate. E che facciamo? Miniamo pure il diritto nazionale? Anche il processo è cambiato, rispetto all’impianto del Codice fascista, ma le mutazioni di questo tipo non possono essere brutali. E comunque ci sono passaggi che vanno affrontati in sede parlamentare».
Insomma non è d’accordo con la scelta di indire un Referendum su questo tema?«Ritengo che l’argomento sia molto tecnico e che pochi, oltre alla separazione delle carriere, abbiano chiaro quel che succederà se si voterà per un eventuale cambiamento: si tratta di un referendum a scatola chiusa. Che riguarda peraltro solo il processo penale, quello civile non viene toccato. Poi c’è una considerazione più tecnica: con la cancellazione di alcuni articoli, dovranno esserci decreti attuativi. Ma nessuno sa come verranno formulati. Si vota, insisto, a scatola chiusa accordando fiducia ad un governo che, per quanto riguarda la giustizia, non ha brillato molto».4
I sostenitori del "no" sottolineano che non ci saranno ricadute positive sui tempi della giustizia. «I tempi sono la sofferenza maggiore del nostro sistema giudiziario, siamo in affanno per la chiusura del Pnrr e siamo lontanissimi da parametri temporali accettabili».
Parliamo dei sorteggi. «Questa è una cosa che colpisce al cuore un giurista. Sul fronte del Csm il caso Palamara viene sbandierato come un simbolo, ma è una questione isolata rispetto ad un lavoro che il Consiglio superiore della magistratura ha svolto correttamente». Le correnti sono state messe sotto accusa. «Ci sono quelle estremiste e altre più ‘centrali’ che hanno sempre mediato. L’equilibrio è insomma rispettato. Quel che è orrendo riguarda le accuse, solo politiche, che girano in questi giorni. Menzogne sono state dette anche sui concorsi di magistratura che sarebbero gestiti dalle correnti. Bugie grandi, poi smentite».
I magistrati che sbagliano pagano per i loro errori?«Chiunque può sbagliare e accade in tutti i lavori. Si paga eccome. Pure per i magistrati ci sono procedimenti disciplinari e il Csm ne ha avviati diversi, certamente più di quelli promossi dal ministro Nordio. Il sistema funziona bene e comunque ci sono poi i difetti che sono dell’essere umano. Per questo nella Costituzione sono stati mantenuti i tre gradi di giudizio. Oltre le Cassazione si potrebbe addirittura ricorrere alla Corte costituzionale».
Un errore emblematico della giustizia italiana è il caso Tortora. Il film, di Bellocchio evidenzia la «vanità» dei giudici che lo indagarono. «Ci sono casi che gridano vendetta. Quello di Enzo Tortora è emblematico e tutta la sua famiglia è schierata non a caso per il sì. Il problema di questi errori è la lentezza: se la giustizia fosse veloce anche l’errore sarebbe risolto presto e bene. Comunque sbagliano tutti: anche i medici e tutti gli altri professionisti. E a proposito della lentezza dei processi va ricordato che i magistrati sono pochi e il concorso è difficile e non copre tutte le esigenze di un comparto della giustizia dove arrivano professionisti sempre preparatissimi».
Fra i suoi amici ci sono più sostenitori del sì o del no?«Chi voterà sì lo farà per motivi politici: è un referendum politico, anche se non dovrebbe essere così. Le grandi modifiche andrebbero condivise e gestite in Parlamento. E avere visioni prospettiche chiare: ci saranno uno o due concorsi in magistratura se saranno separate le carriere? Come si svolgerà il processo? E i tempi? Non si comprende che sul fronte civile non cambia nulla. Siamo tutti vittime dei ritardi della giustizia e i tempi sono allucinanti: per liberare casa da un inquilino o riscuotere dei crediti passano decenni».
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