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La guerra che Trump vorrebbe dichiarare finita non è finita: analisi di una contraddizione

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04.09.2026

Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani

C’è una contraddizione, nelle ultime ore della crisi americana con l’Iran, che vale più di molte dichiarazioni ufficiali. Donald Trump valuta la possibilità di dichiarare conclusa la guerra, ne ha discusso con i suoi consiglieri più stretti e continua a presentare la campagna militare americana come un’operazione nella quale gli Stati Uniti avrebbero ottenuto risultati decisivi. E tuttavia, contemporaneamente, Washington mantiene nel Golfo e nel Medio Oriente una presenza militare di circa 50 mila uomini, ha prolungato il dispiegamento di importanti forze navali e continua ad applicare un blocco marittimo contro l’Iran. Questa non è la situazione di una guerra conclusa. È, più precisamente, la situazione di una guerra che Washington vorrebbe poter definire conclusa senza rinunciare agli strumenti coercitivi che le permettono di continuare a esercitare pressione su Teheran. La distinzione non è semantica. È politica. Il Comando centrale americano ha comunicato che, al 3 settembre, le proprie forze hanno reindirizzato 87 navi commerciali, immobilizzato tre imbarcazioni e abbordato altre due nell’ambito dell’applicazione del blocco contro l’Iran. Una simile attività non appartiene alla fisiologia di un dopoguerra: è una forma di coercizione militare tuttora esercitata sul traffico commerciale. E il problema è che il blocco americano non agisce su una periferia irrilevante dell’economia mondiale. Lo Stretto di Hormuz è uno dei grandi colli di bottiglia energetici del pianeta. Nel 2024 vi sono transitati mediamente circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa un quinto del consumo mondiale di prodotti petroliferi; nel primo semestre 2025 il flusso è stato ancora superiore ai 20 milioni di barili al giorno. Attraverso Hormuz passa inoltre oltre un quinto del commercio mondiale di GNL. È dunque difficile sostenere che la guerra possa essere considerata politicamente “finita” mentre la principale arteria energetica della regione rimane sottoposta a una competizione militare fra Stati Uniti e Iran.

Il punto debole della teoria della vittoria americana

La questione centrale è capire che cosa Washington intendesse ottenere dalla guerra. Se l’obiettivo fosse stato semplicemente distruggere infrastrutture militari iraniane, colpire le capacità missilistiche e ridurre temporaneamente il potenziale offensivo della Repubblica islamica, allora gli Stati Uniti possono rivendicare risultati importanti. Le forze iraniane hanno subito perdite e l’economia iraniana è sottoposta a una pressione straordinaria. Secondo dati citati da Reuters, il blocco navale ha portato le esportazioni petrolifere iraniane da circa 2 milioni di barili al giorno a marzo a appena 220-255 mila ad agosto. Ma una guerra non si giudica soltanto dalla quantità di infrastrutture distrutte. Si giudica dalla trasformazione politica che riesce o non riesce a produrre. Ed è qui che il problema iraniano rimane aperto. L’errore sarebbe confondere la vulnerabilità materiale dell’Iran con il collasso del suo sistema politico. Sono due fenomeni diversi. I Pasdaran, cioè il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, non sono semplicemente un esercito. Sono una delle architetture fondamentali dello Stato iraniano. Nati nel 1979 come strumento di protezione della rivoluzione khomeinista e concepiti anche come contrappeso all’esercito regolare, sono progressivamente diventati un’organizzazione militare, economica, politica e di sicurezza interna. Rispondono direttamente alla Guida suprema e dispongono di una rete che comprende le forze Basij, le strutture economiche collegate al Corpo e la proiezione regionale attraverso la Forza Quds. Questa storia è fondamentale per comprendere il presente. La Repubblica islamica non nacque come una democrazia liberale nella quale le forze armate furono semplicemente subordinate al potere civile. La Costituzione del nuovo regime costruì fin dall’inizio una doppia architettura: istituzioni elettive da una parte, autorità religiosa e organismi rivoluzionari dall’altra. Il principio della velayat-e faqih, la tutela del giurista islamico, collocò la Guida suprema al vertice del sistema. I Pasdaran sono cresciuti dentro questa architettura. La guerra Iran-Iraq del 1980-1988 ne consolidò la legittimità militare. La ricostruzione successiva trasformò progressivamente il Corpo anche in un grande attore economico. Negli anni successivi la sua influenza penetrò nei settori delle costruzioni, dell’energia, delle banche, dei trasporti e del commercio. Le sanzioni occidentali, paradossalmente,........

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