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Diritti, guerra, libertà. Papa Leone XIV chiama le cose con il loro nome

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10.01.2026

Nel mondo si sta «verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione». Così ha parlato ieri papa Leone XIV nel suo lungo discorso – pronunciato in inglese – al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, una sorta di manifesto in pillole del Prevost-pensiero sui grandi temi della geopolitica, delle libertà e dei diritti.

Di cosa ha parlato Papa Leone XIV

Il Pontefice ha parlato di guerra, pace, multilateralismo in crisi, persecuzioni dei cristiani, aborto, eutanasia, maternità surrogata, obiezione di coscienza e libertà di espressione. Un documento importante per inquadrare un Pontificato che finora era stato molto fedele a quanto promesso nella prima omelia di Leone XIV, quello «sparire perché rimanga Cristo» che ha fatto storcere il naso a molti, che accusano più o meno direttamente Prevost di non dire quello che pensa: inaccettabile, per chi è abituato a incasellare le grandi personalità pubbliche in definizioni prestabilite.

A differenza del suo predecessore, infatti, nei primi mesi del suo pontificato il papa americano ha scelto un “basso profilo” comunicativo, preferendo omelie e discorsi ufficiali a interviste o chiacchierate fuori programma con i giornalisti per esprimere il proprio pensiero non soltanto su compiti e missione della Chiesa, ma anche sulle principali questioni geopolitiche che sconquassano il mondo. In questi mesi Papa Leone ha dato l’impressione di prediligere l’ascolto alle parole, intervenendo raramente e con discorsi misurati, ma arrivando al punto senza arzigogoli: così è stato sul tema della pace, da subito difesa e auspicata in tutto i luoghi di conflitto, con un occhio particolare a Ucraina e Gaza, ad esempio, così come su quello della tutela della vita dei più fragili e indifesi, o sulla denuncia delle persecuzioni dei cristiani.

La città di Dio e quella degli uomini

Partendo dal De Civitate Dei dell’amato Sant’Agostino, Leone XIV ha ricordato agli ambasciatori che «ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. La Città di Dio non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista».

Critiche alla Russia e al multilateralismo

Il nostro è un contesto diverso da quello del V secolo, ma come allora anche oggi il mondo vive un «cambiamento d’epoca» (papa Francesco dixit). A modo suo Prevost interviene nel dibattito di questi giorni sul ruolo del diritto internazionale, dicendosi preoccupato dalla «debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando» e si cerca la pace «mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò........

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