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Trentini è libero. Resterà ostaggio della stampa antimeloniana?

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La notizia della liberazione di Alberto Trentini dovrebbe essere, semplicemente, una buona notizia. Per la sua famiglia, a cominciare dalla mamma, per chi ha lavorato in silenzio per riportarlo a casa, a cominciare dalla Farnesina sotto la guida del vicepremier Antonio Tajani, per un paese che ogni tanto dovrebbe unirsi per festeggiare. E invece no. Perché accanto alla gioia resta la macchia lasciata da una parte dei media italiani che, fino a quarantotto ore prima della liberazione, raccontavano tutt’altra storia. Una storia falsa, faziosa, costruita per colpire il governo e non per informare.

Il caso emblematico è l’articolo pubblicato da Domani e rilanciato con entusiasmo da Dagospia: “Quel pasticciaccio brutto di Giorgia Meloni sulla liberazione di Alberto Trentini”. Un titolo che oggi suona per quello che era già allora, ovvero un atto d’accusa senza prove, basato su «autorevoli fonti» mai verificabili, su ricostruzioni arbitrarie e su una lettura ideologica della politica estera italiana.

L’assurda tesi di “Domani”: Meloni doveva genuflettersi ai chavisti

Secondo Domani, la responsabilità del mancato rilascio del cooperante veneziano aveva «un nome e un cognome»: Giorgia........

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