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Auguri e figli surgelati! La risposta francese alla denatalità è il freezer

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14.02.2026

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Auguri e figli surgelati! La risposta francese alla denatalità è il freezer

Combattere l’infertilità con una circolare di Stato e un congelatore. Dopo avere iscritto il diritto di aborto nella Costituzione, la République si allarma per la denatalità e scrive una lettera ai cittadini nel giorno del loro ventinovesimo compleanno che suona più o meno così: auguri, ricordati di fare figli e che puoi surgelare i tuoi gameti.

Il 5 febbraio il governo francese ha presentato il suo piano contro l’infertilità, quel famigerato “Réarmement démographique” promesso da Emmanuel Macron e rimasto a lungo in letargo. La molla? Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, i morti hanno superato i nati e il tasso di fecondità, in un paese che ha sempre fatto della natalità la sua bandiera, è crollato a 1,56 figli per donna, il minimo storico dal 1918. «Le questioni legate all’infertilità sono state analizzate in tutti i loro aspetti» per permettere «l’avvio immediato di misure concrete e attese da troppo tempo», ha dichiarato la ministra della Salute, Stéphanie Rist. Sedici misure, dal “progetto” di avere un figlio ai “primi mesi” dopo la nascita, tra queste, la misura simbolica: inviare un messaggio ai francesi in occasione del loro 29° compleanno per “sensibilizzarli” su fertilità e intorni. Senza pressioni, rassicura. «Il ruolo della politica non è dire se bisogna avere figli o a quale età: ciò che bisogna evitare è continuare a sentire “se l’avessi saputo”».

Cari francesi, congelate i gameti

Tradotto: cari virgulti di Francia, vi informiamo che esiste la contraccezione, la prevenzione ma anche che la biologia ha delle scadenze e che disponiamo di scappatoie tecniche per aggirarle. Nella lettera, infatti, si ricorda alle donne che congelare gli ovuli dai 29 ai 37 anni è gratis, il Servizio sanitario nazionale copre tutti i costi e non serve alcuna “giustificazione” medica.

Nel piani francesi c’è l’espansione massiccia dei centri per la crioconservazione degli ovociti – 30 nuovi, per arrivare a 70 entro il 2028 – con apertura al privato, ma senza «logiche di mercato», promette il ministero. Gratis e senza commercio: uno strano ossimoro dato che ogni volta che si moltiplicano strutture, protocolli, stimolazioni ovariche, laboratori, banche biologiche, c’è sempre qualcuno che paga, qualcuno che incassa, qualcuno che seleziona.

Freezer come welfare, ovuli in cassaforte

E così tra le altre politiche familiari strutturali (da sempre orgoglio repubblicano), fa ufficialmente capolino il freezer come welfare. Si dirà: meglio questo che niente. L’infertilità tocca oltre tre milioni di francesi, ricorda il ministro. Il piano include attenzione alla sindrome dell’ovaio policistico, all’endometriosi, alla salute perinatale. Tutto giustissimo, tutto necessario. Ma il baricentro simbolico (infatti più ripreso dai giornali) è altrove: trasformare l’ovocita in una polizza assicurativa.

Un’utopia già cavalcata altrove: l’ovulo diventa “oro” da mettere in cassaforte, la carriera come priorità, la fertilità come optional rinviabile. Con un dettaglio spesso taciuto e nella lettera annacquato da un inciso: i gamenti congelati «non sono una soluzione miracolosa» e la fertilità resta «una questione condivisa tra donne e uomini». Eufemismi: la crioconservazione non garantisce un bambino, le percentuali di nati vivi per ovociti scongelati restano limitatissime, soprattutto se il numero di ovociti prelevati è basso; servono cicli ripetuti, stimolazioni ormonali, procedure invasive. Per le donne non è una passeggiata tra i ghiacci.

Embrioni al macello, paura di procreare

E poi c’è il capitolo degli scarti. Perché la filiera della procreazione medicalmente assistita non è un romanzo edificante, tutt’altro. Ovociti prodotti in eccesso, embrioni selezionati, altri congelati sine die, altri ancora eliminati, errori di “produzione”, scambi. La selezione pre-impianto – DPI-A, metodologia diagnostica che le associazioni francesi da tempo chiedono di autorizzare per individuare anomalie prima dell’impianto – promette efficienza e meno tentativi falliti, ma spalanca questioni etiche da manuale: chi decide quale embrione è “idoneo”? E dove finisce ciò che non passa il vaglio?

Tra queste associazioni, infatti, il collettivo BAMP esulta: «Entriamo in una nuova era». Ma ogni nuova era biotecnologica ha il suo rovescio. La promessa di controllo totale sulla riproduzione si traduce spesso in un aumento dell’ansia performativa, vedi in Inghilterra, dove col mito della pianificazione perfetta, si sono registrati record di aborti: non per povertà, ma per paura.

La Francia, che teme la retorica del “réarmement démographique”, sceglie la via più progressivamente aggiornata: informazione, responsabilità condivisa, nessuna pressione. «I francesi, quando vogliono un figlio, non passano il loro tempo a guardare grafici sulla demografia», spiegano dal ministero. Ma nemmeno passano il tempo a studiare curve di sopravvivenza ovocitaria in azoto liquido. Sulle quali molto ci sarebbe da dire, cominciando con quella frase che il governo vuole esorcizzare: “Se l’avessi saputo”.

Di tutta la verità sull’inverno demografico, decisamente più gelido in Italia che in Francia, abbiamo parlato nel numero di Tempi di febbraio (disponibile anche in formato digitale nell’area riservata del sito). Dove Roberto Volpi ci ha mostrato, dati alla mano, perché la denatalità è legata a doppio filo al crollo dei matrimoni (inutile raccontarci luoghi comuni su stipendi avari e welfare incerto, la maternità non è mai stata così incentivata). E perché, come ben spiega Eugenia Scabini, non c’è miracolo della generatività senza uomini e donne che si promettono di «portare in salvo il legame».

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