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Il marchio a fuoco della guerra su vincitori e vinti

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17.03.2026

La guerra impazza. Ovunque. Come non mai. Ma temo che il suo primo campo di battaglia sia dentro di noi. Non ha pausa il conflitto: si insinua in ogni luogo, visibile quanto invisibile, e diventa presto un’abitudine dell’animo prima ancora che un evento della storia.

Ma niente è peggio di questa aria greve in cui l’uomo non sembra più trovar pace. Neppure cercarla. Men che meno volerla. Già la pace. L’equilibrio. Quell’equidistanza fragile e preziosa tra il bisogno di uno e il volere di tutti. Il silenzio parlato e laborioso dentro cui condividiamo il tempo, le occupazioni, i progetti, le sconfitte e, in definitiva, il futuro. La pace non è inerzia, non è resa: è costruzione lenta, quotidiana, imperfetta.

È ciò che Erasmo da Rotterdam, nel suo Querela pacis, chiamava “la sola condizione nella quale l’uomo possa essere veramente uomo”. E tuttavia proprio questa fatica condivisa sembra oggi la più difficile da accettare. La guerra - anche quando è dichiarata “giusta”,........

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