Il burnout o il fuoco lento del nonsenso nella vita quotidiana
Non esiste un principio, tutto comprensibile e misurabile, capace di racchiudere una sofferenza che muta ogni giorno nella vita dell’uomo moderno. Il termine è usato e abusato: burnout. Non una malattia, non solo; non una sindrome, non del tutto.
L’Oms lo colloca tra i fenomeni occupazionali: stress cronico da lavoro non gestito con successo, con esaurimento, distanza mentale, ridotta efficacia professionale. Ma questa definizione, pur necessaria, non basta. Perché il burnout è anche uno stato emotivo, sociale, affettivo: incrocia ciò che volevamo essere con ciò che siamo diventati e con ciò che, ostinatamente, vorremmo ancora essere.
È una condizione di buio custodita spesso nella luce apparente di un lavoro, una storia, una professione, un impegno, una promessa. Non nasce soltanto dal troppo fare, ma dal fare senza riuscire; dal continuare a dare quando il mondo non restituisce più senso, misura, riconoscimento.
Ci consuma piano, come fuoco nel camino: prima evapora la forza, poi il calore, infine la fede nei sogni, nelle attese, nelle speranze che avevamo, o avremmo giurato di avere avuto. Perciò il burnout non........
