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Dalle canzonette alle guerre di religione il passo è breve

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09.03.2026

È l’argomento, temo futile, del giorno. Ma anche questo conta. Anche questo, a suo modo, merita di essere raccontato. Aldo Cazzullo, il giornalista e scrittore assurto a furor di popolo — tenete a mente questo sostantivo, già pronto ad aggettivarsi — a narratore di storie televisive e teatrali, ha scritto qualche giorno fa, sullo storico e prestigioso Corriere della Sera, un pezzo dai toni niente affatto scanzonati o scherzosi (come invece, a deflagrazione avvenuta, dichiarerà), in cui ha aspramente criticato la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo del cantante napoletano Sal Da Vinci, al secolo Salvatore Michael Sorrentino, figlio di Mario, con la canzone “Per sempre sì”.

Il motivo del contendere, a detta dell’articolista albese, risiederebbe tutto nella bruttezza della canzone. In realtà la sua critica sembra celare qualcosa di più oscuro e complesso, allorché le attribuisce - con un inaspettato e poco acculturato triplo salto mortale - una disonorevole patente malavitosa.

"Canzone da matrimonio........

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