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Meloni dall’Africa gela il cancelliere Merz: “Non condivido le critiche ai Maga”

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15.02.2026

Roma, 14 febbraio 2026 – Non a Monaco, ma ad Addis Abeba. Non con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, quando, da conservatore della Cdu, critica il mondo Maga e addita “le fratture tra Ue e Usa”, ma per una maggiore integrazione tra Europa e Usa perché ora è necessario concentrarsi “su ciò che unisce piuttosto che su quanto può dividerci”. Quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, volata nelle ultime ore in Etiopia per il summit annuale dell’Unione africana – dove è stata invitata come ospite europea e dove ribadisce la centralità del continente africano in tutte le sfide –, è una scelta di campo e così viene letta dagli alleati e dalle opposizioni.

Per Peppe Provenzano del Pd si tratta di uno “strappo nella collocazione internazionale dell’Italia” conseguenza di una “subalternità a Trump al punto di disertare gli incontri che possono turbare l’inquilino della Casa Bianca”. Il discorso che la premier fa con i giornalisti, a margine del summit Ua, ha due facce, una che condivide il discorso di Merz e un’altra che ne prende le distanze. Siamo “in una fase particolare dei rapporti tra l’Europa e gli Stati uniti” e delle relazioni internazionali che, sulla spinta di guerre e crisi economica, sono diventate “molto complesse”, osserva la premier, per cui sì “credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l’Europa deve occuparsi di se stessa, che deve fare di più sulla sicurezza, sulla colonna europea della Nato”.

E questa è l’argomentazione nella quale Meloni si è sempre rifugiata tutte le volte in cui un’uscita estemporanea contro l’Ue del presidente Usa Donald Trump l’ha messa in imbarazzo. Oggi c’è stato un passo in più. Alla domanda se condivida le critiche del cancelliere tedesco alla cultura Maga, le cui battaglie, ha detto Merz, “non sono le nostre battaglie”, la premier dà una risposta netta – “no, direi di no” – e spiega che “queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di competenza dell’Unione europea, sono valutazioni dei partiti politici”.

Poi Meloni annuncia che l’Italia farà parte del Board of Peace per la Palestina ma come "Paese osservatore”, senza che ci sia un conflitto, fa notare, con l’articolo 11 della Costituzione. Le opposizioni protestano. Nicola Fratoianni, di Avs, invita la premier a riferire innanzitutto al Parlamento senza entrare – nemmeno da osservatori – “in quella specie di comitato d’affari di Trump”.

Carlo Calenda, distante ormai con Azione dal campo progressista e incuriosito fino a ieri da un dialogo con il centrodestra, la mette, brutalmente, così: "I Maga vogliono distruggere l’Ue e stanno con Putin. Merz sta con l’Ue e contro Putin e i suoi sodali Maga. Meloni ha fatto una scelta. Quella sbagliata” perché “avrebbe avuto l’opportunità di costruire come conservatrice europea la nuova Ue, insieme ai Popolari e ai Liberali europei”.

In Africa, intanto, Meloni rilancia il Piano Mattei che "non concepiamo come un piano italiano per l’Africa, ma come il contributo dell’Italia alla vostra agenda – dice, rivolgendosi direttamente ai capi di Stato e di governo africani –, con un’attenzione particolare quest’anno ai progetti legati all’acqua”. Non si può pensare al futuro “senza prendere l’Africa nella giusta considerazione, perché il nostro futuro dipende dal vostro” e se è vero che “la storia ha ripreso a correre”, “io credo – conclude Meloni – che oggi stia correndo qui”, “chi non comprende questo scenario rischia di restare indietro”. 


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