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L’ambasciatore Sessa: “L’’Europa abbia più coraggio. Meloni? È l’ora delle scelte. Sul Board of Peace occorre prudenza”

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16.02.2026

Roma, 16 febbraio 2026 – Una stagione «nuova» nella relazioni internazionali e nel rapporto con gli Usa nella quale all’Europa e all’Italia serve «coraggio». Quanto, invece, all’ingresso dell’Italia, come Paese osservatore, nel Board of Peace per Gaza meglio usare «prudenza». Parla Riccardo Sessa, presidente della Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale), già ambasciatore a Belgrado, Teheran, Pechino e alla Nato a Bruxelles.

L’asse tra Italia e Germania si è già incrinato?

«La storia ci suggerisce di evitare di chiamare quel rapporto con Berlino asse Italia-Germania, l’asse appartiene alla storia ed è meglio che non la rievochiamo. Nel lungo periodo l’Italia, con ondeggiamenti periodici, una volta più con la Francia e un po’ meno con la Germania, una volta un po’ più con la Germania e meno con la Francia, ha comunque sempre avuto dei rapporti forti con quei due Paesi. Questo, però, non ci deve far dimenticare che il rapporto tra la Francia e la Germania è un rapporto consolidato nel cemento e non c’è niente che possa scalfirlo».

La premier Meloni e il cancelliere tedesco Merz hanno visioni molto diverse rispetto al mondo Maga…

«Allora, io non credo che ieri eravamo vicini a Merz e oggi no: Meloni ha fatto bene a prendere quell’iniziativa sulla competitività insieme al cancelliere tedesco, poi quando lui fa quel discorso così duro a Monaco è evidente che si è trovata un po’ scoperta, ma ognuno ha le proprie idee. Io ritengo che anche oggi sia nell’interesse dell’Italia continuare ad avere rapporti credibili con la Francia e la Germania, e aggiungo anche con il Regno Unito, che non fa formalmente parte dell’Ue, ma l’attuale assetto politico dell’Europa ha di fatto abolito la Brexit, facendo entrare l’Europa in un’altra stagione».

La convince la politica estera di Meloni sulla collocazione internazionale dell’Italia?

«La premier sta facendo tantissimo, così come il ministro degli Esteri Tajani, e lo sta facendo anche bene per rafforzare la presenza italiana nel mondo, ma ora e sempre più occorrerà fare alcune scelte. Tanti in Italia e in Europa continuano a ritenere che il verbo venga da oltre Atlantico, in un momento in cui, invece, non mancano da quel mondo segnali contrari verso l’Europa. Gli americani, che ci piaccia o no, si stanno allontanando dalla Nato, lo hanno detto in tutte le salse. Il discorso di Rubio, da perfetto giovane diplomatico, non è che abbia convinto tutti quanti. In tutto questo Meloni cerca di muoversi come meglio può, ma resta il fatto che gli Usa si allontanano sempre più».

Un presidente come Donald Trump non c’era mai stato…

«Trump non è la causa di quello che sta succedendo oggi, ma la conseguenza di quello che è successo da anni nel mondo e in modo particolare nei rapporti tra gli Usa e l’Europa. Per questo non ci deve sorprendere che alcuni Paesi come Francia e Germania e anche il Regno Unito, si spendano per essere più attivi. L’Italia non può essere assente».

Come vede l’ingresso dell’Italia nel Board di Trump per la Palestina?

«Dobbiamo capire come risolvere i limiti costituzionali. Che l’Italia debba essere presente in una struttura che dovrebbe occuparsi del futuro di Gaza direi che è il minimo sindacale, ma occorre capire cos’è questo Board of Peace, cosa dovrà fare e come. Io sarei molto prudente».

Che cosa serve all’Europa per non restare nell’angolo?

«L’Europa ha bisogno di una terapia intensiva con flebo da cavallo, sono anni che se ne parla, a volte con visioni sovraniste e populiste, ma è urgente avviare un serio processo di rinnovamento. Le classi politiche europee devono avere il coraggio di avere coraggio».  


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