Una diga tra Alaska e Siberia per evitare la catastrofe in Europa. “Effetti collaterali imprevedibili, ma l’Amoc va salvato”
La mappa della diga fra Russia e Stati Uniti, così come pensata nello studio dell'università di Utrecht
Articolo: Cosa c’è di vero sul collasso della Corrente del Golfo
Articolo: La crisi climatica? Non c’è. Almeno secondo i giornali e i tg italiani
Roma, 27 maggio 2026 – Chiudere lo stretto di Bering con una diga gigante lunga 80 chilometri e profonda 50 metri: la proposta dei due ricercatori dell’università di Utrecht, Jelle Soons e Henk A. Dijkstra, sembra uscita direttamente da un romanzo di fantascienza. Già negli anni Sessanta un ricercatore sovietico, Petr Mikhailovich Borisov, aveva ipotizzato di costruire una diga tra Alaska e Siberia, senza crederci davvero. L’idea “tecnicamente fattibile”, come sostiene lo studio pubblicato lo scorso 24 aprile sulla rivista Science Advances, prevede la costruzione di tre sezioni, sfruttando la posizione centrale delle isole Diomede. Oltre ad avvicinare i due rivali, Russia e Stati Uniti, la diga avrebbe un effetto significativo sul clima di un altro continente: l’Europa.
Per capire perché, bisogna spiegare come funziona il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, o AMOC: il “termostato” del clima europeo. Se tra l’Europa occidentale e il Québec — situati più o meno alle stesse latitudini — c’è una differenza........
