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Quelli che vogliono eliminare la “tassa etica” in Italia. Cosa succede quando il fisco giudica la morale di redditi legali

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10.01.2026

Può lo Stato decidere che un reddito è “meno degno” di un altro e tassarlo di più, anche se è perfettamente legale? In Italia succede già tramite la cosiddetta tassa etica - un’addizionale del 25% applicata ai redditi derivanti da alcuni contenuti considerati “sensibili” da un punto di vista “morale”, come quelli pornografici. Una norma poco conosciuta, nata quasi vent’anni fa, sta riemergendo grazie alla campagna “Stop tassa etica” lanciata dai Radicali.

Il tema è estremamente attuale anche per le nuove forme digitali di produzione di contenuti colpiti da questa tassa. A inizio dicembre, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che anche le partite IVA in regime forfettario sono tenute al pagamento dell’imposta: questo va a sfavore principalmente dei creator che operano su piattaforme come OnlyFans.

La tassa etica è il nome con cui è diventata nota un’addizionale fiscale introdotta nel 2005. La norma prevede un’aliquota del 25% sui redditi derivanti da alcune attività considerate “sensibili”, come la produzione e la diffusione di materiale pornografico o di contenuti che incitano alla violenza. Non importa che si tratti di attività pienamente legali.

Non si tratta di una tassa simbolica né marginale: è un’imposta aggiuntiva che si somma all’Irpef, all’Ires o - come chiarito di recente - anche all’imposta sostitutiva del regime forfettario.........

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