Il Pride resta necessario, non siamo ancora nel ‘dopo’: odio, discriminazioni e aggressioni sono in aumento
Due partecipanti a un Gay Pride (foto d’archivio)
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All’inizio si chiamava Gay Pride. Quel “Gay” era una parola sottratta all’insulto e portata in piazza. Oggi si dice soprattutto Pride perché la ferita originaria si è estesa fino a comprendere molte vite e identità a lungo private dei diritti. In Italia, la “differenza” viene accettata se si presenta come eccezione brillante: artisti, performer, registi. Molto meno quando prende la forma della vita ordinaria: famiglia, scuola, lavoro, amore quotidiano. Sopravvive ancora un principio ipocrita: si fa, ma non si dice. E se si dice, meglio sottovoce.
Il Pride sembra una........
