Zach Braff: «Con Scrubs abbiamo raccontato la medicina attraverso le risate. Ma sapevamo anche spezzare il cuore»
A venticinque anni dal debutto, Zach Braff racconta a Panorama il ritorno di Scrubs, il rapporto tra comicità e medicina e una generazione cresciuta insieme a J.D., tra amicizie, fragilità e la scoperta che diventare adulti non significa avere tutte le risposte
Per raccontare la medicina in televisione, per molto tempo, sembrava esistere una regola non scritta: bisognava essere drammatici. Gli ospedali erano il luogo delle emergenze, delle diagnosi impossibili, dei grandi conflitti personali e delle decisioni capaci di separare la vita dalla morte. Poi, nel 2001, arrivò Scrubs e cambiò il punto di vista, scegliendo di entrare nelle corsie non soltanto attraverso gli occhi di chi doveva salvare un paziente, ma soprattutto attraverso quelli di chi, nel tentativo di diventare un buon medico, doveva ancora imparare a diventare adulto. E lo fece con un linguaggio che sembrava quasi una provocazione rispetto al medical drama tradizionale: battute surreali, fantasie improbabili, amicizie adolescenziali trascinate fino all’età adulta e personaggi che potevano comportarsi come perfetti idioti un istante prima di affrontare una delle esperienze più dolorose della loro vita.
Non era soltanto una questione di genere televisivo. Scrubs aveva intuito qualcosa che molte serie ospedaliere, pur raccontando in maniera impeccabile il dolore, tendevano a lasciare sullo sfondo: che per chi lavora quotidianamente a contatto con la sofferenza, ridere non è necessariamente una forma di superficialità, ma può diventare uno strumento di sopravvivenza. E che dietro un camice bianco non esiste soltanto un professionista, ma una persona che sbaglia, ama, si sente inadeguata, cerca disperatamente l’approvazione degli altri e, qualche volta, ha semplicemente bisogno di scherzare per riuscire ad affrontare il turno successivo.
Venticinque anni dopo, quella intuizione conserva una forza sorprendente, soprattutto in un panorama televisivo nel quale il medical drama sta conoscendo una nuova stagione di popolarità, con produzioni come The Pitt che hanno riportato al centro del racconto la pressione quotidiana del lavoro ospedaliero. Ma se la televisione contemporanea continua a interrogarsi su come rappresentare la medicina nel modo più autentico possibile, Scrubs rivendica una strada diversa: non contrapporre la commedia alla realtà, ma utilizzare la prima per raccontare aspetti della seconda che il dramma, da solo, rischia di non riuscire a cogliere.
A spiegarlo a Panorama è Zach Braff, il volto di John Michael Dorian, per tutti J.D.
«Quando parliamo con medici e infermieri, ci raccontano che scherzano continuamente. L’umorismo è una parte importante delle loro giornate, perché devono confrontarsi con una quantità enorme di tristezza», spiega Braff. «Ci hanno sempre detto che Scrubs era considerata una delle serie più accurate nel rappresentare il mondo medico, non soltanto perché prendevamo sul serio gli aspetti clinici, ma perché chi lavora negli ospedali si riconosceva nelle relazioni, nelle storie sentimentali, nelle battute private, in quel modo di comportarsi in maniera assurda che serve semplicemente ad arrivare alla fine della giornata».
La comicità, insomma, non come alternativa al realismo, ma come una sua forma meno convenzionale e forse proprio per questo più riconoscibile. «Naturalmente siamo una commedia e a volte portiamo tutto all’estremo», ammette........
