La difterite è tornata? Tutto quello che c’è da sapere (dopo la morte della bambina a Palermo)
La morte a Palermo di una bambina di quattro anni riporta l’attenzione sulla difterite. Come si riconosce, perché può essere letale in pochi giorni, cosa devono fare i medici davanti a un caso sospetto. E cosa c’entrano i flussi migratori
Una bambina di quattro anni, Anna Rosa B., è morta a Palermo per sospetta difterite. La piccola non era vaccinata e la Procura ha aperto un’inchiesta; la conferma definitiva della diagnosi è affidata agli esami dell’Istituto Superiore di Sanità. La chiamavano “l’angelo strangolatore dei bambini”: un nome da incubo per una malattia che può cominciare con sintomi apparentemente banali come tosse e mal di gola e arrivare a compromettere la respirazione, mentre la tossina prodotta dal batterio colpisce cuore e sistema nervoso fino ad arrivare alla letale insufficienza multi-organo. E’ una malattia. In Italia la difterite era ormai quasi scomparsa da decenni. Secondo l’Istituto superiore di sanità, l’ultimo caso di infezione da Corynebacterium diphtheriae tossigenico risaliva al 1996: significa che, prima del caso di Palermo, erano passati circa trent’anni senza un caso confermato di difterite classica. Negli anni Novanta, però, la malattia aveva ancora fatto vittime: tra i cinque casi segnalati nel decennio, due persone erano morte, secondo i dati dell’ISS. Una delle ultime vittime era stata una bambina non vaccinata, morta nel 1991. Tra il 1990 e il 2009 si registrarono complessivamente cinque casi, di cui uno mortale nel 1991.
Che cos’è davvero la difterite: quando un mal di gola diventa un’emergenza
La difterite è un’infezione batterica provocata soprattutto da ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae. Il problema non è soltanto la presenza del batterio: è la tossina difterica che il microrganismo può produrre. La tossina danneggia i tessuti nel punto in cui l’infezione si sviluppa e può entrare nel circolo sanguigno, raggiungendo organi lontani, in particolare il cuore e il sistema nervoso. È questo il motivo per cui una malattia che nasce spesso nella gola può diventare una patologia sistemica. Il contagio avviene soprattutto attraverso le secrezioni respiratorie e il contatto ravvicinato con una persona infetta. Il periodo di incubazione è generalmente di due-cinque giorni, anche se può essere più lungo. I primi sintomi sono febbricola o febbre, mal di gola, malessere, debolezza, difficoltà a deglutire. È una delle ragioni per cui la difterite può inizialmente essere scambiata per una comune faringite o tonsillite. Poi può comparire il segno caratteristico: una pseudomembrana bianco-grigiastra, aderente alla mucosa della gola, delle tonsille, della faringe o, nei casi più seri, della laringe. Non è una semplice placca come quelle che possono comparire in molte infezioni delle vie respiratorie. È un tessuto necrotico che aderisce tenacemente alla superficie e che, se si tenta di rimuoverlo, può sanguinare. Un altro segnale d’allarme è il gonfiore importante del collo, dovuto all’interessamento dei linfonodi e dei tessuti circostanti: il cosiddetto “collo taurino”. Se la pseudomembrana si estende alla laringe e alla trachea, possono comparire voce rauca, difficoltà respiratoria, stridore, tosse abbaiante (il cosiddetto croup difterico), aumento della frequenza respiratoria e progressiva insufficienza respiratoria. Ma la parte più pericolosa della malattia può arrivare anche dopo. La tossina può provocare miocardite, aritmie, insufficienza cardiaca e danni neurologici, compresi deficit dei nervi periferici e paralisi. Possono inoltre verificarsi complicanze renali. La difterite, dunque, non è semplicemente una grave forma di tonsillite: è una malattia tossinica sistemica che può compromettere rapidamente funzioni........
